di Alessio Cuel –
Sono in via di definizione le caselle della nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, la quale ha ricevuto le proposte di nomina da parte dei governi nazionali e si appresta a comporre il complesso puzzle dei ventotto commissari che dovranno ricevere la fiducia del Parlamento europeo.
Tra le ragioni di stallo, manco a dirlo, c’è il “caso italiano” legato alla nomina di Raffaele Fitto. L’ex presidente della Puglia, 55 anni, è l’attuale ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR del governo Meloni. Pur essendo un esponente di spicco di Fratelli d’Italia, Fitto proviene da una famiglia democristiana ed è egli stesso ritenuto tra gli esponenti più moderati e dell’ala più dialogante all’interno del governo.
L’Italia è inoltre il terzo paese Ue per PIL e popolazione. Sembra paradossale, eppure nonostante la credibilità del profilo proposto e la rilevanza dell’Italia negli affari europei, almeno sulla carta, Meloni sta faticando a ottenere una nomina di peso e una vicepresidenza esecutiva all’interno della nuova Commissione.
Tutto ciò è il risultato del voto contrario della delegazione di Fratelli d’Italia a un secondo mandato di Ursula von der Leyen. Una scelta che, nel luglio scorso, ha posto i Conservatori e Riformisti (partito europeo a cui fa riferimento Fratelli d’Italia) all’opposizione della nuova Commissione, così come i Patrioti per l’Europa (Lega, Rassemblement National e Fidesz), Europa delle Nazioni Sovrane (Alternative für Deutschland) e La Sinistra (Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e La France insoumise).
La scelta di votare contro un secondo mandato a Ursula von der Leyen fu giustificata, dal capodelegazione dei meloniani all’Eurocamera Carlo Fidanza, con la necessità di dar vita a un progetto di cambiamento, dando così seguito alle indicazioni ricevute dagli elettori l’8 e il 9 giugno.
E ora? Da una parte Fratelli d’Italia ha scelto di collocarsi all’opposizione di von der Leyen, e quindi Verdi, Socialisti e Democratici e Renew Europe si oppongono alla sua elezione. Dall’altra l’Italia non può certo rinunciare a un commissario di peso né rimanere fuori dalla partita delle vicepresidenze esecutive.
Una mediazione potrebbe arrivare dai progressisti italiani, che rappresentano la delegazione più numerosa all’interno del gruppo dei Socialisti e Democratici. Giorgio Gori, esponente dell’ala liberale del Partito Democratico ed eletto con quasi 210mila voti nella circoscrizione nord-ovest, prova dalle colonne di Repubblica a gettare acqua sul fuoco.
“Sì alla vicepresidenza esecutiva della Commissione Ue per Fitto se si dimostra un vero europeista”, è il ragionamento dell’ex sindaco di Bergamo, che prosegue. “Fitto è un democristiano, non certo un esponente dell’estrema destra, anche se Meloni ha sbagliato a votare contro von der Leyen a luglio”.
Un “peccato originale” dunque la collocazione all’opposizione della nuova Commissione da parte di Fratelli d’Italia. E, ora, il tentativo di salvare baracca e burattini spedendo Fitto a Bruxelles. La mediazione dei democratici italiani potrà essere potenzialmente decisiva, nell’aspettativa che l’interesse nazionale prevalga sulle divergenze politiche.
Ore concitate nell’attesa che martedì a Strasburgo von der Leyen presenti la nuova Commissione ai capigruppo del Parlamento europeo.
di Alessio Cuel – Sono in via di definizione le caselle della nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, la quale ha ricevuto le proposte di nomina da parte dei governi nazionali e si appresta a comporre il complesso puzzle dei ventotto commissari che dovranno ricevere la fiducia del Parlamento europeo. Tra le
di Alessio Cuel –
Sono in via di definizione le caselle della nuova Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen, la quale ha ricevuto le proposte di nomina da parte dei governi nazionali e si appresta a comporre il complesso puzzle dei ventotto commissari che dovranno ricevere la fiducia del Parlamento europeo.
Tra le ragioni di stallo, manco a dirlo, c’è il “caso italiano” legato alla nomina di Raffaele Fitto. L’ex presidente della Puglia, 55 anni, è l’attuale ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il PNRR del governo Meloni. Pur essendo un esponente di spicco di Fratelli d’Italia, Fitto proviene da una famiglia democristiana ed è egli stesso ritenuto tra gli esponenti più moderati e dell’ala più dialogante all’interno del governo.
L’Italia è inoltre il terzo paese Ue per PIL e popolazione. Sembra paradossale, eppure nonostante la credibilità del profilo proposto e la rilevanza dell’Italia negli affari europei, almeno sulla carta, Meloni sta faticando a ottenere una nomina di peso e una vicepresidenza esecutiva all’interno della nuova Commissione.
Tutto ciò è il risultato del voto contrario della delegazione di Fratelli d’Italia a un secondo mandato di Ursula von der Leyen. Una scelta che, nel luglio scorso, ha posto i Conservatori e Riformisti (partito europeo a cui fa riferimento Fratelli d’Italia) all’opposizione della nuova Commissione, così come i Patrioti per l’Europa (Lega, Rassemblement National e Fidesz), Europa delle Nazioni Sovrane (Alternative für Deutschland) e La Sinistra (Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e La France insoumise).
La scelta di votare contro un secondo mandato a Ursula von der Leyen fu giustificata, dal capodelegazione dei meloniani all’Eurocamera Carlo Fidanza, con la necessità di dar vita a un progetto di cambiamento, dando così seguito alle indicazioni ricevute dagli elettori l’8 e il 9 giugno.
E ora? Da una parte Fratelli d’Italia ha scelto di collocarsi all’opposizione di von der Leyen, e quindi Verdi, Socialisti e Democratici e Renew Europe si oppongono alla sua elezione. Dall’altra l’Italia non può certo rinunciare a un commissario di peso né rimanere fuori dalla partita delle vicepresidenze esecutive.
Una mediazione potrebbe arrivare dai progressisti italiani, che rappresentano la delegazione più numerosa all’interno del gruppo dei Socialisti e Democratici. Giorgio Gori, esponente dell’ala liberale del Partito Democratico ed eletto con quasi 210mila voti nella circoscrizione nord-ovest, prova dalle colonne di Repubblica a gettare acqua sul fuoco.
“Sì alla vicepresidenza esecutiva della Commissione Ue per Fitto se si dimostra un vero europeista”, è il ragionamento dell’ex sindaco di Bergamo, che prosegue. “Fitto è un democristiano, non certo un esponente dell’estrema destra, anche se Meloni ha sbagliato a votare contro von der Leyen a luglio”.
Un “peccato originale” dunque la collocazione all’opposizione della nuova Commissione da parte di Fratelli d’Italia. E, ora, il tentativo di salvare baracca e burattini spedendo Fitto a Bruxelles. La mediazione dei democratici italiani potrà essere potenzialmente decisiva, nell’aspettativa che l’interesse nazionale prevalga sulle divergenze politiche.
Ore concitate nell’attesa che martedì a Strasburgo von der Leyen presenti la nuova Commissione ai capigruppo del Parlamento europeo.

