di Stefania Piazzo – La spinosa vicenda del processo Open Arms a Matteo Salvini divide in due la politica e l’opinione pubblica. Ma soprattutto è la politica a prendere la palla al balzo per tifare o di qua o di là. O stai con la magistratura, che chiede 6 anni di pena, o stai col ministro leghista. Lo schema è apparentemente semplice. Per la sinistra, o il centrosinistra, Salvini è andato oltre. Per il centrodestra, l’azione del ministro era un atto politico, di sovranità territoriale, e dunque non si può processare e condannare un ministro messo lì dal popolo per il programma, politico, per il quale è stato eletto. Semplificando ancora di più, se lo vuoi contrastare, ti fai eleggere, vai in Parlamento e gli bocci il provvedimento. Non lo fai per via giudiziaria. E’ una semplificazione tra il bene e il male, molto banale se si vuole, ma è l’estrema sintesi di un caso che ci ricorda altri passaggi della nostra storia.
In mezzo ci sono decine di dichiarazione a favore o contro l’una o l’altra parte.
Il centrodestra, sta con Salvini. Ci sta anche l’ex Guardasigilli, Roberto Castelli, che si è speso a difesa del segretario leghista. Ecco la sua nota: “È noto che sono uscito dalla Salvini Premier in aperta polemica con Matteo Salvini, a causa della sua politica centralista. Ma nel caso del processo di Palermo, egli va difeso con forza in quanto rappresentante del potere popolare attaccato dalla magistratura. Una magistratura che al di fuori di ogni mandato costituzionale vuole decidere la politica del Paese. L’hanno mandato a processo con l’accusa di sequestro di persona noncuranti di qualsiasi evidenza logica, atteso che Open Arms era completamente libera di approdare in limitrofi porti sicuri. Ma il potere delle caste è incurante anche della Ragione. In questo contesto difendere Salvini vuol dire difendere la democrazia” – dichiara Roberto Castelli, Segretario Federale del Partito Popolare del Nord.
Ma al di là dei punti di vista e delle ragioni che spingono a esternare una condanna o una difesa, che Salvini sia in una discreta tonnara non lo dice la vicenda di Palermo. Non c’è solo quella. C’è il caso Vannacci, l’associazione culturale che ruota attorno al neo europarlamentare, per ora ancora leghista, e le voci di corridoio su un possibile strappo dal Carroccio, con deputati pronti a seguirlo e fare un gruppo nuovo a Roma. Altro che Open Arms, perché lì il meccanismo rischia o di santificare Matteo, vittima del sistema, o di santificarlo comunque se tutto va in bolle di sapone, potendo dire “avete visto?”. Ma uno strappo dentro la Lega è peggio di una condanna in tribunale. Per cui comunque passi alla storia.
In realtà il “processo” elettorale è già iniziato, con il calo di consensi, e qui non passi alla storia, ma la lasci. O te la fanno lasciare.
Poi, nel bel mezzo ci starebbero anche alcune vicenduole passate inosservate. Riporta LaPresse il 14 settembre scorso: “Attriti all’interno del governo dopo un articolo, pubblicato dal Fatto Quotidiano, in cui si dà conto di un verbale del ministro della Difesa, Guido Crosetto, reso al procuratore di Perugia Raffaele Cantone, in cui il ministro avrebbe manifestato mancanza di fiducia nei confronti dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), il servizio segreto italiano per l’estero. “Non ho notizie specifiche ma i miei rapporti con l’Aise in precedenza non erano particolarmente buoni perché ho contestato in più di un’occasione mancate informazioni al Ministero della Difesa che avrebbero potuto anche creare problemi alla sicurezza nazionale“, si legge nel verbale, stando a quanto riporta il Fatto”.
Eh insomma, una strana storia, se il ministro della Difesa parla così. Forse più pesante della vicenda Open Arms, che però riempie i titoli. Cosa è forse più inquietante: la coda di mediaticità di un ministro che tenta di bloccare i porti, o la questione del dossieraggio di alcuni 007, a processo per accesso abusivo al sistema informatico nell’inchiesta della procura di Perugia sui dossieraggi su politici e vip? Fateci capire.
Salvini lo pesi, e lo giudichi. Processi mediatici in Lega, fatti dalla Lega, contro leghisti da cacciare, senza aspettare un tribunale, ce ne sono stati. Ora per Salvini arriva un contrappasso. Ma sul resto che ruota attorno alla cosiddetta democrazia, dentro gli equilibri più alti del potere, ecco, quella “roba” lì, come la difendi? Quale politico devi difendere per difenderla?
di Stefania Piazzo – La spinosa vicenda del processo Open Arms a Matteo Salvini divide in due la politica e l’opinione pubblica. Ma soprattutto è la politica a prendere la palla al balzo per tifare o di qua o di là. O stai con la magistratura, che chiede 6 anni di pena, o stai col ministro leghista. Lo schema è apparentemente semplice. Per la sinistra, o il centrosinistra, Salvini è andato oltre. Per il centrodestra, l’azione del ministro era un atto politico, di sovranità territoriale, e dunque non si può processare e condannare un ministro messo lì dal popolo per
di Stefania Piazzo – La spinosa vicenda del processo Open Arms a Matteo Salvini divide in due la politica e l’opinione pubblica. Ma soprattutto è la politica a prendere la palla al balzo per tifare o di qua o di là. O stai con la magistratura, che chiede 6 anni di pena, o stai col ministro leghista. Lo schema è apparentemente semplice. Per la sinistra, o il centrosinistra, Salvini è andato oltre. Per il centrodestra, l’azione del ministro era un atto politico, di sovranità territoriale, e dunque non si può processare e condannare un ministro messo lì dal popolo per il programma, politico, per il quale è stato eletto. Semplificando ancora di più, se lo vuoi contrastare, ti fai eleggere, vai in Parlamento e gli bocci il provvedimento. Non lo fai per via giudiziaria. E’ una semplificazione tra il bene e il male, molto banale se si vuole, ma è l’estrema sintesi di un caso che ci ricorda altri passaggi della nostra storia.
In mezzo ci sono decine di dichiarazione a favore o contro l’una o l’altra parte.
Il centrodestra, sta con Salvini. Ci sta anche l’ex Guardasigilli, Roberto Castelli, che si è speso a difesa del segretario leghista. Ecco la sua nota: “È noto che sono uscito dalla Salvini Premier in aperta polemica con Matteo Salvini, a causa della sua politica centralista. Ma nel caso del processo di Palermo, egli va difeso con forza in quanto rappresentante del potere popolare attaccato dalla magistratura. Una magistratura che al di fuori di ogni mandato costituzionale vuole decidere la politica del Paese. L’hanno mandato a processo con l’accusa di sequestro di persona noncuranti di qualsiasi evidenza logica, atteso che Open Arms era completamente libera di approdare in limitrofi porti sicuri. Ma il potere delle caste è incurante anche della Ragione. In questo contesto difendere Salvini vuol dire difendere la democrazia” – dichiara Roberto Castelli, Segretario Federale del Partito Popolare del Nord.
Ma al di là dei punti di vista e delle ragioni che spingono a esternare una condanna o una difesa, che Salvini sia in una discreta tonnara non lo dice la vicenda di Palermo. Non c’è solo quella. C’è il caso Vannacci, l’associazione culturale che ruota attorno al neo europarlamentare, per ora ancora leghista, e le voci di corridoio su un possibile strappo dal Carroccio, con deputati pronti a seguirlo e fare un gruppo nuovo a Roma. Altro che Open Arms, perché lì il meccanismo rischia o di santificare Matteo, vittima del sistema, o di santificarlo comunque se tutto va in bolle di sapone, potendo dire “avete visto?”. Ma uno strappo dentro la Lega è peggio di una condanna in tribunale. Per cui comunque passi alla storia.
In realtà il “processo” elettorale è già iniziato, con il calo di consensi, e qui non passi alla storia, ma la lasci. O te la fanno lasciare.
Poi, nel bel mezzo ci starebbero anche alcune vicenduole passate inosservate. Riporta LaPresse il 14 settembre scorso: “Attriti all’interno del governo dopo un articolo, pubblicato dal Fatto Quotidiano, in cui si dà conto di un verbale del ministro della Difesa, Guido Crosetto, reso al procuratore di Perugia Raffaele Cantone, in cui il ministro avrebbe manifestato mancanza di fiducia nei confronti dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), il servizio segreto italiano per l’estero. “Non ho notizie specifiche ma i miei rapporti con l’Aise in precedenza non erano particolarmente buoni perché ho contestato in più di un’occasione mancate informazioni al Ministero della Difesa che avrebbero potuto anche creare problemi alla sicurezza nazionale“, si legge nel verbale, stando a quanto riporta il Fatto”.
Eh insomma, una strana storia, se il ministro della Difesa parla così. Forse più pesante della vicenda Open Arms, che però riempie i titoli. Cosa è forse più inquietante: la coda di mediaticità di un ministro che tenta di bloccare i porti, o la questione del dossieraggio di alcuni 007, a processo per accesso abusivo al sistema informatico nell’inchiesta della procura di Perugia sui dossieraggi su politici e vip? Fateci capire.
Salvini lo pesi, e lo giudichi. Processi mediatici in Lega, fatti dalla Lega, contro leghisti da cacciare, senza aspettare un tribunale, ce ne sono stati. Ora per Salvini arriva un contrappasso. Ma sul resto che ruota attorno alla cosiddetta democrazia, dentro gli equilibri più alti del potere, ecco, quella “roba” lì, come la difendi? Quale politico devi difendere per difenderla?

