«When the moon hits your eye like a big pizza pie, that’s amore», cantava Dean Martin, nome d’arte di Dino Paul Crocetti. Era il1 953: la pizza aveva già invaso la gola e l’immaginario d’America, grazie al lavoro e alla passione degli immigrati italiani. È infatti il 1905 è l’anno di nascita della prima pizzeria a New York: Lombardi’s a Little Italy, nato quando le sue specialità ancora non venivano chiamate pizza, ma semplicemente tomato pies, torte di pomodoro. Da allora molte cose sono cambiate, e la pizza si è diffusa in tutto il Paese, declinandosi in varianti e tipologie diverse, che in alcuni casi hanno assunto vita e tipicità proprie. E se la pizza di New York, tonda, sottile, condita con una base di pomodoro e mozzarella, ha mantenuto caratteristiche simili alle sue antenate napoletane, in altre zone degli Stati Uniti si possono assaggiare pizze che sono autentiche specialità locali.
Chicago-style pizza
Chiamata anche deep-dish pizza, questa “torta”, nata negli anni Quaranta, ha la sua caratteristica principale nei bordi molto alti. L’impasto, grasso e saporito, è arricchito con burro e farina di mais, e viene steso in una tortiera tonda a bordi alti, ben imburrata. Sul fondo e sui bordi viene poi stesa la mozzarella, in modo che non bruci durante la cottura, che è decisamente lunga per una pizza, almeno venti minuti. Sopra: la salsa di pomodoro, tanta. A concludere, se si vuole, una spolverata di parmigiano. Il risultato deve essere croccante all’esterno e golosamente sugoso all’interno, tanto che questa pizza si mangia necessariamente con coltello e forchetta. Al ripieno si possono aggiungere altri ingredienti, come salsiccia o il celebre pepperoni, come chiamano in America il salame piccante. Una variante di questo tipo di pizza è la stuffed pizza, chiusa con un “coperchio” di pasta che viene a sua volta farcito con altro pomodoro e formaggio.
Stromboli
O pizza arrotolata: originaria di Philadelphia, è un rotolo di pasta lievitata farcito con mozzarella e salumi, come prosciutto, salame, bresaola, capocollo o addirittura cotechino. Facoltativo il pomodoro. La paternità di questa pizza è attribuita al ristoratore Nazzareno Romano che iniziò a prepararla negli anni Cinquanta usando il cotechino. La pizza Stromboli si mangia con le mani, e non va confusa con il calzone o con il pepperoni roll, a base di pasta da pane farcita con il salame piccante.
Colorado pizza
Il suo tratto distintivo è la spessa crosta intrecciata. Nata nel 1973 nella pizzeria Beau Jo a Idaho Springs, accosta al saporito cornicione di farina integrale un ripieno generoso, a base di pomodoro e (tanta) mozzarella. Per questo la si vende in genere a peso. Altra caratteristica è il servizio: la si accompagna in genere con un filo di miele.
Detroit-style pizza
Nasce nel 1946 nel locale di Gus e Anna Guerra, su ispirazione, pare, dello sfincione siciliano: rettangolare, spessa, ha una base spugnosa e soffice e una crosta croccante, che contrasta piacevolmente con la ricchezza del ripieno. Fette di mozzarella o di brick cheese, salsa di pomodoro e in molti casi l’amatissimo pepperoni. Il formaggio si scioglie, caramellando sui bordi, a creare una crosticina che chiamano frico, proprio come il piatto friulano a base di formaggio.
St. Louis-style pizza
Rotonda, sottilissima e conditissima. Tutto il disco è coperto di sugo e formaggio, non ci sono bordi. Pur essendo rotonda, la si serve tagliata a piccoli quadrati: la fetta non reggerebbe il suo stesso peso se presa con le mani. Ma non è solo questo a rendere particolare questa pizza originaria del Missouri. La pasta è fine, simile a un cracker non lievitato. Il sugo, dolce e un po’ piccante, non è mai privo di un tocco di origano, ma è il formaggio a fare la differenza insieme all’impasto: non mozzarella, ma Provel, un mix di provolone, cheddar e formaggio svizzero tipo Emmenthal. Un mix che rende la pizza ancora più croccante e saporita.
Pizza California
La base è rotonda e sottile, come quella della pizza newyorkese, ma gli ingredienti della farcia sono completamente diversi. È stato lo chef Wolfgang Puck a renderla famosa, ma la paternità di questa pizza viene attribuita generalmente al meno noto chef Ed LaDou, che per primo la condì con panna acida, salmone affumicato, capperi, aneto e caviale. Un’altra versione vede la pizza California farcita con pollo in stile thai, ma tra gli ingredienti possono comparire anche carne rossa, cipolla, ricotta, formaggio di capra, paté e altri ancora.
Pizza hawaiana
Non potevamo che chiudere questa carrellata con una delle più famose (o famigerate) creazioni d’oltreoceano. In sostanza, una Margherita con aggiunta di prosciutto e ananas sciroppato. A dispetto del nome, però, questa pizza nasce in Canada, negli anni Sessanta, ad opera di Sam Panopoulos.
Dalla torta Chicago-style alla famigerata Hawaiana, le «slices» d’oltreoceano sono tante e molto diverse tra di loro. Una specialità nostrana che nel Nuovo Mondo ha assunto vita propria
«When the moon hits your eye like a big pizza pie, that’s amore», cantava Dean Martin, nome d’arte di Dino Paul Crocetti. Era il1 953: la pizza aveva già invaso la gola e l’immaginario d’America, grazie al lavoro e alla passione degli immigrati italiani. È infatti il 1905 è l’anno di nascita della prima pizzeria a New York: Lombardi’s a Little Italy, nato quando le sue specialità ancora non venivano chiamate pizza, ma semplicemente tomato pies, torte di pomodoro. Da allora molte cose sono cambiate, e la pizza si è diffusa in tutto il Paese, declinandosi in varianti e tipologie diverse, che in alcuni casi hanno assunto vita e tipicità proprie. E se la pizza di New York, tonda, sottile, condita con una base di pomodoro e mozzarella, ha mantenuto caratteristiche simili alle sue antenate napoletane, in altre zone degli Stati Uniti si possono assaggiare pizze che sono autentiche specialità locali.
Chicago-style pizza
Chiamata anche deep-dish pizza, questa “torta”, nata negli anni Quaranta, ha la sua caratteristica principale nei bordi molto alti. L’impasto, grasso e saporito, è arricchito con burro e farina di mais, e viene steso in una tortiera tonda a bordi alti, ben imburrata. Sul fondo e sui bordi viene poi stesa la mozzarella, in modo che non bruci durante la cottura, che è decisamente lunga per una pizza, almeno venti minuti. Sopra: la salsa di pomodoro, tanta. A concludere, se si vuole, una spolverata di parmigiano. Il risultato deve essere croccante all’esterno e golosamente sugoso all’interno, tanto che questa pizza si mangia necessariamente con coltello e forchetta. Al ripieno si possono aggiungere altri ingredienti, come salsiccia o il celebre pepperoni, come chiamano in America il salame piccante. Una variante di questo tipo di pizza è la stuffed pizza, chiusa con un “coperchio” di pasta che viene a sua volta farcito con altro pomodoro e formaggio.
Stromboli
O pizza arrotolata: originaria di Philadelphia, è un rotolo di pasta lievitata farcito con mozzarella e salumi, come prosciutto, salame, bresaola, capocollo o addirittura cotechino. Facoltativo il pomodoro. La paternità di questa pizza è attribuita al ristoratore Nazzareno Romano che iniziò a prepararla negli anni Cinquanta usando il cotechino. La pizza Stromboli si mangia con le mani, e non va confusa con il calzone o con il pepperoni roll, a base di pasta da pane farcita con il salame piccante.
Colorado pizza
Il suo tratto distintivo è la spessa crosta intrecciata. Nata nel 1973 nella pizzeria Beau Jo a Idaho Springs, accosta al saporito cornicione di farina integrale un ripieno generoso, a base di pomodoro e (tanta) mozzarella. Per questo la si vende in genere a peso. Altra caratteristica è il servizio: la si accompagna in genere con un filo di miele.
Detroit-style pizza
Nasce nel 1946 nel locale di Gus e Anna Guerra, su ispirazione, pare, dello sfincione siciliano: rettangolare, spessa, ha una base spugnosa e soffice e una crosta croccante, che contrasta piacevolmente con la ricchezza del ripieno. Fette di mozzarella o di brick cheese, salsa di pomodoro e in molti casi l’amatissimo pepperoni. Il formaggio si scioglie, caramellando sui bordi, a creare una crosticina che chiamano frico, proprio come il piatto friulano a base di formaggio.
St. Louis-style pizza
Rotonda, sottilissima e conditissima. Tutto il disco è coperto di sugo e formaggio, non ci sono bordi. Pur essendo rotonda, la si serve tagliata a piccoli quadrati: la fetta non reggerebbe il suo stesso peso se presa con le mani. Ma non è solo questo a rendere particolare questa pizza originaria del Missouri. La pasta è fine, simile a un cracker non lievitato. Il sugo, dolce e un po’ piccante, non è mai privo di un tocco di origano, ma è il formaggio a fare la differenza insieme all’impasto: non mozzarella, ma Provel, un mix di provolone, cheddar e formaggio svizzero tipo Emmenthal. Un mix che rende la pizza ancora più croccante e saporita.
Pizza California
La base è rotonda e sottile, come quella della pizza newyorkese, ma gli ingredienti della farcia sono completamente diversi. È stato lo chef Wolfgang Puck a renderla famosa, ma la paternità di questa pizza viene attribuita generalmente al meno noto chef Ed LaDou, che per primo la condì con panna acida, salmone affumicato, capperi, aneto e caviale. Un’altra versione vede la pizza California farcita con pollo in stile thai, ma tra gli ingredienti possono comparire anche carne rossa, cipolla, ricotta, formaggio di capra, paté e altri ancora.
Pizza hawaiana
Non potevamo che chiudere questa carrellata con una delle più famose (o famigerate) creazioni d’oltreoceano. In sostanza, una Margherita con aggiunta di prosciutto e ananas sciroppato. A dispetto del nome, però, questa pizza nasce in Canada, negli anni Sessanta, ad opera di Sam Panopoulos.

