Avanti piano, mettendo in conto inevitabili stop & go, quando non veri e propri passi indietro. Elly Schlein, Giuseppe Conte e Carlo Calenda si confrontano di fronte alla platea di Cernobbio e, in vista della ripresa dei lavori in Parlamento, provano a mettere in cantiere le battaglie comuni. Alla segretaria Pd spetta l’onore e l’onere di rendere “credibile” la costruzione dell’alternativa al governo guidato da Giorgia Meloni e non far saltare il tavolo. La leader dem, dopo una giornata fatta ancora di veti e distinguo, chiudendo la festa dell’unità di Reggio Emilia conferma di non voler gettare la spugna: “Vogliamo chiudere la stagione del governo più a destra della storia repubblicana. Creare nel paese, più che nel palazzo questa alternativa. A noi spetta il compito di lavorare insieme a un progetto per l’Italia, un progetto che è ambizioso e che si fonda su poche priorità, così poche che ci stanno sulle dita di una mano: sanità pubblica, istruzione e ricerca, lavoro e salari, politiche industriali per accompagnare la transizione ecologica e digitale, diritti sociali e civili“, dice chiaro. Non solo. “È questo che faremo nei prossimi mesi per mandare a casa questo governo, nell’interesse del paese è tempo di preparare una piattaforma condivisa e candidarci a governarlo“, azzarda, citando la partigiana Joyce Lussu e il suo “inventario delle cose certe”.
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La difficile intesa sulla politica estera
È quindi su sanità, stipendi, salario minimo, scuola pubblica e congedo paritario che Schlein vuole partire, dossier sui quali il Pd non fa fatica a fare fronte comune con Conte e Calenda. Molto più difficile, invece, il capitolo che riguarda la politica estera, con il segretario di Azione che insiste perché l’Ue autorizzi Kiev a utilizzare le armi occidentali in suolo russo e il leader M5S che, fosse stato ancora al Governo, avrebbe detto “no” all’invio di nuovi aiuti militari. Anche nel Pd di Schlein, poi, i diversi punti di vista non mancano: secondo Lorenzo Guerini l’Italia dovrebbe “rivedere la sua posizione” e “consentire all’Ucraina di difendere il suo popolo e le sue città”, ma nel partito non mancano posizioni decisamente più caute. In ogni caso, l’obiettivo di Schlein è tenere uniti i partiti di minoranza anche già dalla prossima legge di bilancio: “Credo e spero che ci sarà occasione di fare un lavoro comune anche in vista della manovra, che purtroppo ci aspettiamo, come quella dell’anno scorso, senza respiro e senza anima. Noi vogliamo assicurarci che il Paese sia messo in condizione di ripartire”.
Il veto di Conte a Renzi
Lo spirito “testardamente unitario” della leader dem e il suo mantra “non mettiamo veti e non vogliamo subirne” rischiano di infrangersi, però, sul muro eretto da Giuseppe Conte nei confronti di Matteo Renzi. “Noi non potremo mai lavorare con lui e costruire un progetto con lui”, taglia corto Conte. “La fiducia di un personaggio politico la si vede anche dall’indice di gradimento, è il popolo italiano che non si fida di Renzi. Ma che vuol dire ‘campo largo’? Chiunque passa? Fino a ieri ha votato con la Meloni poi ha perso le elezioni e torna. Hanno lanciato anche le firme contro il reddito di cittadinanza, è una parabola politica che non funziona. Poi noi siamo in politica per contrastare l’affarismo“, attacca, assicurando che di questo “parlerà con Schlein” perché “l’alternativa deve essere credibile per essere vincente”. “Conte non sta benissimo, questa polemica con Grillo lo sta provando: appena sta meglio, lo invito a un confronto pubblico in streaming, scelga lui se in TV o in Tribunale – replica il leader di Iv – Il centrosinistra è a un bivio: se passa la linea Pd / Schlein, si costruisce una coalizione e si vincono le elezioni; se passa la linea Fatto Quotidiano / Conte, si mettono i veti e vince la Meloni”.
Calenda contro Bonelli sul nucleare
Anche Calenda non nasconde le distanze ancora presenti. Il leader di Azione a Cernobbio ribadisce il suo sì al nucleare e pronta arriva la replica di Angelo Bonelli, da Avs. “Se proprio lo vuole, il nucleare, può allearsi con la destra“, dice. “Dirò una cosa nuova – ironizza allora l’ex titolare dello Sviluppo economico – Non siamo nel campo largo proprio perché le differenze su energia e ambiente, così come sulla politica estera, sulla disciplina di Bilancio, sulla giustizia, sulla politica dei bonus ecc sono troppo ampie per consentire di presentare una credibile alternativa di governo. Ci sono invece argomenti (sanità/salari/scuola) sui quali lavorare insieme è possibile e doveroso. Fine”. La costruzione dell’alternativa, insomma, è appena all’inizio.
Avanti piano, mettendo in conto inevitabili stop & go, quando non veri e propri passi indietro. Elly Schlein, Giuseppe Conte e Carlo Calenda si confrontano di fronte alla platea di Cernobbio e, in vista della ripresa dei lavori in Parlamento, provano a mettere in cantiere le battaglie comuni. Alla segretaria Pd spetta l’onore e l’onere
Avanti piano, mettendo in conto inevitabili stop & go, quando non veri e propri passi indietro. Elly Schlein, Giuseppe Conte e Carlo Calenda si confrontano di fronte alla platea di Cernobbio e, in vista della ripresa dei lavori in Parlamento, provano a mettere in cantiere le battaglie comuni. Alla segretaria Pd spetta l’onore e l’onere di rendere “credibile” la costruzione dell’alternativa al governo guidato da Giorgia Meloni e non far saltare il tavolo. La leader dem, dopo una giornata fatta ancora di veti e distinguo, chiudendo la festa dell’unità di Reggio Emilia conferma di non voler gettare la spugna: “Vogliamo chiudere la stagione del governo più a destra della storia repubblicana. Creare nel paese, più che nel palazzo questa alternativa. A noi spetta il compito di lavorare insieme a un progetto per l’Italia, un progetto che è ambizioso e che si fonda su poche priorità, così poche che ci stanno sulle dita di una mano: sanità pubblica, istruzione e ricerca, lavoro e salari, politiche industriali per accompagnare la transizione ecologica e digitale, diritti sociali e civili“, dice chiaro. Non solo. “È questo che faremo nei prossimi mesi per mandare a casa questo governo, nell’interesse del paese è tempo di preparare una piattaforma condivisa e candidarci a governarlo“, azzarda, citando la partigiana Joyce Lussu e il suo “inventario delle cose certe”.
La difficile intesa sulla politica estera
È quindi su sanità, stipendi, salario minimo, scuola pubblica e congedo paritario che Schlein vuole partire, dossier sui quali il Pd non fa fatica a fare fronte comune con Conte e Calenda. Molto più difficile, invece, il capitolo che riguarda la politica estera, con il segretario di Azione che insiste perché l’Ue autorizzi Kiev a utilizzare le armi occidentali in suolo russo e il leader M5S che, fosse stato ancora al Governo, avrebbe detto “no” all’invio di nuovi aiuti militari. Anche nel Pd di Schlein, poi, i diversi punti di vista non mancano: secondo Lorenzo Guerini l’Italia dovrebbe “rivedere la sua posizione” e “consentire all’Ucraina di difendere il suo popolo e le sue città”, ma nel partito non mancano posizioni decisamente più caute. In ogni caso, l’obiettivo di Schlein è tenere uniti i partiti di minoranza anche già dalla prossima legge di bilancio: “Credo e spero che ci sarà occasione di fare un lavoro comune anche in vista della manovra, che purtroppo ci aspettiamo, come quella dell’anno scorso, senza respiro e senza anima. Noi vogliamo assicurarci che il Paese sia messo in condizione di ripartire”.
Il veto di Conte a Renzi
Lo spirito “testardamente unitario” della leader dem e il suo mantra “non mettiamo veti e non vogliamo subirne” rischiano di infrangersi, però, sul muro eretto da Giuseppe Conte nei confronti di Matteo Renzi. “Noi non potremo mai lavorare con lui e costruire un progetto con lui”, taglia corto Conte. “La fiducia di un personaggio politico la si vede anche dall’indice di gradimento, è il popolo italiano che non si fida di Renzi. Ma che vuol dire ‘campo largo’? Chiunque passa? Fino a ieri ha votato con la Meloni poi ha perso le elezioni e torna. Hanno lanciato anche le firme contro il reddito di cittadinanza, è una parabola politica che non funziona. Poi noi siamo in politica per contrastare l’affarismo“, attacca, assicurando che di questo “parlerà con Schlein” perché “l’alternativa deve essere credibile per essere vincente”. “Conte non sta benissimo, questa polemica con Grillo lo sta provando: appena sta meglio, lo invito a un confronto pubblico in streaming, scelga lui se in TV o in Tribunale – replica il leader di Iv – Il centrosinistra è a un bivio: se passa la linea Pd / Schlein, si costruisce una coalizione e si vincono le elezioni; se passa la linea Fatto Quotidiano / Conte, si mettono i veti e vince la Meloni”.
Calenda contro Bonelli sul nucleare
Anche Calenda non nasconde le distanze ancora presenti. Il leader di Azione a Cernobbio ribadisce il suo sì al nucleare e pronta arriva la replica di Angelo Bonelli, da Avs. “Se proprio lo vuole, il nucleare, può allearsi con la destra“, dice. “Dirò una cosa nuova – ironizza allora l’ex titolare dello Sviluppo economico – Non siamo nel campo largo proprio perché le differenze su energia e ambiente, così come sulla politica estera, sulla disciplina di Bilancio, sulla giustizia, sulla politica dei bonus ecc sono troppo ampie per consentire di presentare una credibile alternativa di governo. Ci sono invece argomenti (sanità/salari/scuola) sui quali lavorare insieme è possibile e doveroso. Fine”. La costruzione dell’alternativa, insomma, è appena all’inizio.

