Non molestie, ma “violenza sessuale”. È la Cassazione che, accogliendo un ricorso della pm di Torino Giulia Rizzo, ha stabilito che il reato da contestare all’ex direttore della Scuola di medicina legale Giancarlo Di Vella è quello. Il Riesame di Torino aveva infatti aveva revocato gli arresti domiciliari, sostenendo che baci e toccamenti e frasi non costituissero il reato di violenza sessuale, ma quello di semplici molestie.
Come riporta La Stampa invece gli ermellini hanno stabilito che non solo “l’atto carnale”, non solo il “bacio” ma qualsiasi “contatto” indesiderato, anche se è “fugace o estemporaneo”, non solo nelle zone “tradizionalmente considerate erogene“, ma in qualsiasi altro punto del corpo, è “violenza sessuale”, se la persona che lo subisce è stata in qualche modo “coartata”. Come nel caso delle dodici specializzande del professore. Se il medico e docente sarà rinviato a giudizio sarà per violenza sessuale aggravata, oltre che per stalking e falso, come ipotizza la procura. Sara il giudice per l’udienza preliminare a decidere a partire dal prossimo il 18 ottobre.
Le specializzande avevano denunciato di avere subito “baci sulle guance, vicini alla bocca”, in alcune circostante di essere state “cinte da dietro intorno ai fianchi durante le autopsie”, in altre di avere subito “strusciamenti”, “mani o dita che toccavano le parti nude del camice”. Il docente avrebbe poi mandato inviti e messaggi su Whatsapp. Condotte aggravate, secondo la procura, dall’abuso della sua autorità”.
L’accusa contesta anche lo stalking per aver costretto le dottoresse a cambiare le proprie abitudini per evitare di rimanere da sole con lui o fino a tardi. L’imputato si è difeso sostenendo di avere un carattere espansivo. Ma per i giudici della Suprema corte nel caso specifico, come riporta ancora La Stampa, “la inusuale condotta di Di Vella che si è lasciato andare, ripetutamente e con diversi soggetti, a toccamenti, baci e gesti posti in essere in un contesto, quello formativo accademico, che non giustificava alcuna effusione di quel tipo, non poteva essere certamente giustificata o ridotta a meri gesti inopportuni in considerazione di elementi squisitamente soggettivi, quali il carattere estroverso o la provenienza geografica dell’indagato”.
L’articolo Anche un “contatto fugace” se indesiderato è violenza sessuale, così la Cassazione ha stabilito un principio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non molestie, ma “violenza sessuale”. È la Cassazione che, accogliendo un ricorso della pm di Torino Giulia Rizzo, ha stabilito che il reato da contestare all’ex direttore della Scuola di medicina legale Giancarlo Di Vella è quello. Il Riesame di Torino aveva infatti aveva revocato gli arresti domiciliari, sostenendo che baci e toccamenti e frasi
L’articolo Anche un “contatto fugace” se indesiderato è violenza sessuale, così la Cassazione ha stabilito un principio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non molestie, ma “violenza sessuale”. È la Cassazione che, accogliendo un ricorso della pm di Torino Giulia Rizzo, ha stabilito che il reato da contestare all’ex direttore della Scuola di medicina legale Giancarlo Di Vella è quello. Il Riesame di Torino aveva infatti aveva revocato gli arresti domiciliari, sostenendo che baci e toccamenti e frasi non costituissero il reato di violenza sessuale, ma quello di semplici molestie.
Come riporta La Stampa invece gli ermellini hanno stabilito che non solo “l’atto carnale”, non solo il “bacio” ma qualsiasi “contatto” indesiderato, anche se è “fugace o estemporaneo”, non solo nelle zone “tradizionalmente considerate erogene“, ma in qualsiasi altro punto del corpo, è “violenza sessuale”, se la persona che lo subisce è stata in qualche modo “coartata”. Come nel caso delle dodici specializzande del professore. Se il medico e docente sarà rinviato a giudizio sarà per violenza sessuale aggravata, oltre che per stalking e falso, come ipotizza la procura. Sara il giudice per l’udienza preliminare a decidere a partire dal prossimo il 18 ottobre.
Le specializzande avevano denunciato di avere subito “baci sulle guance, vicini alla bocca”, in alcune circostante di essere state “cinte da dietro intorno ai fianchi durante le autopsie”, in altre di avere subito “strusciamenti”, “mani o dita che toccavano le parti nude del camice”. Il docente avrebbe poi mandato inviti e messaggi su Whatsapp. Condotte aggravate, secondo la procura, dall’abuso della sua autorità”.
L’accusa contesta anche lo stalking per aver costretto le dottoresse a cambiare le proprie abitudini per evitare di rimanere da sole con lui o fino a tardi. L’imputato si è difeso sostenendo di avere un carattere espansivo. Ma per i giudici della Suprema corte nel caso specifico, come riporta ancora La Stampa, “la inusuale condotta di Di Vella che si è lasciato andare, ripetutamente e con diversi soggetti, a toccamenti, baci e gesti posti in essere in un contesto, quello formativo accademico, che non giustificava alcuna effusione di quel tipo, non poteva essere certamente giustificata o ridotta a meri gesti inopportuni in considerazione di elementi squisitamente soggettivi, quali il carattere estroverso o la provenienza geografica dell’indagato”.
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