di Stefania Piazzo – Un territorio come quello che da est a ovest e per un buon tratto di Italia centrale caratterizza, come diceva Bossi il settembre di un po’ di anni fa, un singolare modo di essere, vivere, inventare il lavoro e la vita, esiste. C’è. C’è un Pil che traina, c’è un bilancio tra dare e avere previdenziale che tiene ancora, ci sono gli ospedali, per quanto non più come prima, ci sono le scuole, anche se con insegnanti che passano i concorsi e poi tornano a casa loro. C’è un rapporto costo della vita-salari, che è iniquo, c’è tutto un meccanismo di servizi che bene o male sono ben diversi da quelli che incontriamo quando assaggiamo per una o due settimane i mari del Sud. Esiste un Nord, con lingue diverse, con l’individualismo lombardo, con quello veneto che, per carità, non vuol sentire parlare di padanità, e altre forme identitarie che di regione in regione caratterizzano la nostra terra.
Ma non ci sono i padani. I “padani” tra virgolette, sono tutti impegnati a celebrare il ricordo dei fasti passati, a dire quanto era bello prima, quanto è stato fantastico quel sogno. Scrivono fiumi di commenti e parole nelle chat, tante. Pettegolano, criticano, tentano analisi. Nascono gruppi, fioriscono comitati. Ma non sanno ancora leggere né scrivere.
Uno strumento come questo giornale, ad esempio, pensato con l’intento di creare un luogo comune di incontro, tra diverse sensibilità, per ragionare con la sensibilità di chi vede e sente le cose dal punto di vista del Nord, è stato snobbato, ignorato. Vuoi per la pavidità di chi non si voleva e non si vuole esporre al corso salviniano, per salvarsi il sedere, vuoi proprio perché di idee non ce ne sono. E usano ancora le parole d’ordine bossiane, il linguaggio politico legato a dinamiche di 30 anni fa e non più riattualizzato attraverso forme e modalità di comunicare al mondo che è cambiato. Si celebra Pontida quando chi vota e ha 20-30 anni, non sa cosa sia Pontida. Non si sa intercettare il bisogno della terra padana ma si usa la lingua di un partito che non esiste più per convogliare il consenso.
I padani hanno fatto terra bruciata attorno a loro, si sono regalati da soli l’isolamento culturale. Politico. E il declino mentre cantano nostalgici il Va pensiero. Eppure proprio Bossi lo aveva insegnato che si partiva da un giornale. Faceva battere a macchina gli indirizzi copiati dall’elenco del telefono, spediva il giornale ovunque potesse arrivare. Far sapere, far conoscere, divulgare. Una piccola macchina da guerra con donne che ritagliavano gli indirizzi battuti manualmente a macchina, da incollare sul giornale ripiegato e postalizzato. Un pezzo di carta diffondeva una alternativa.
Oggi è tutto più facile, c’è la rete. Ma manca di scriva dei problemi del Nord. I padani della prima ora, rintanati in chat a criticare il corso centralista, snobbano la Padania. Non la usano, mentre la controparte la legge e la segue. Sono tornati alla preistoria, a quando l’uomo non aveva ancora ideato i graffiti. Il preneolitico dei padani è servito. Risultati elettorali compresi.
di Stefania Piazzo – Un territorio come quello che da est a ovest e per un buon tratto di Italia centrale caratterizza, come diceva Bossi il settembre di un po’ di anni fa, un singolare modo di essere, vivere, inventare il lavoro e la vita, esiste. C’è. C’è un Pil che traina, c’è un bilancio tra dare e avere previdenziale che tiene ancora, ci sono gli ospedali, per quanto non più come prima, ci sono le scuole, anche se con insegnanti che passano i concorsi e poi tornano a casa loro. C’è un rapporto costo della vita-salari, che è iniquo,
di Stefania Piazzo – Un territorio come quello che da est a ovest e per un buon tratto di Italia centrale caratterizza, come diceva Bossi il settembre di un po’ di anni fa, un singolare modo di essere, vivere, inventare il lavoro e la vita, esiste. C’è. C’è un Pil che traina, c’è un bilancio tra dare e avere previdenziale che tiene ancora, ci sono gli ospedali, per quanto non più come prima, ci sono le scuole, anche se con insegnanti che passano i concorsi e poi tornano a casa loro. C’è un rapporto costo della vita-salari, che è iniquo, c’è tutto un meccanismo di servizi che bene o male sono ben diversi da quelli che incontriamo quando assaggiamo per una o due settimane i mari del Sud. Esiste un Nord, con lingue diverse, con l’individualismo lombardo, con quello veneto che, per carità, non vuol sentire parlare di padanità, e altre forme identitarie che di regione in regione caratterizzano la nostra terra.
Ma non ci sono i padani. I “padani” tra virgolette, sono tutti impegnati a celebrare il ricordo dei fasti passati, a dire quanto era bello prima, quanto è stato fantastico quel sogno. Scrivono fiumi di commenti e parole nelle chat, tante. Pettegolano, criticano, tentano analisi. Nascono gruppi, fioriscono comitati. Ma non sanno ancora leggere né scrivere.
Uno strumento come questo giornale, ad esempio, pensato con l’intento di creare un luogo comune di incontro, tra diverse sensibilità, per ragionare con la sensibilità di chi vede e sente le cose dal punto di vista del Nord, è stato snobbato, ignorato. Vuoi per la pavidità di chi non si voleva e non si vuole esporre al corso salviniano, per salvarsi il sedere, vuoi proprio perché di idee non ce ne sono. E usano ancora le parole d’ordine bossiane, il linguaggio politico legato a dinamiche di 30 anni fa e non più riattualizzato attraverso forme e modalità di comunicare al mondo che è cambiato. Si celebra Pontida quando chi vota e ha 20-30 anni, non sa cosa sia Pontida. Non si sa intercettare il bisogno della terra padana ma si usa la lingua di un partito che non esiste più per convogliare il consenso.
I padani hanno fatto terra bruciata attorno a loro, si sono regalati da soli l’isolamento culturale. Politico. E il declino mentre cantano nostalgici il Va pensiero. Eppure proprio Bossi lo aveva insegnato che si partiva da un giornale. Faceva battere a macchina gli indirizzi copiati dall’elenco del telefono, spediva il giornale ovunque potesse arrivare. Far sapere, far conoscere, divulgare. Una piccola macchina da guerra con donne che ritagliavano gli indirizzi battuti manualmente a macchina, da incollare sul giornale ripiegato e postalizzato. Un pezzo di carta diffondeva una alternativa.
Oggi è tutto più facile, c’è la rete. Ma manca di scriva dei problemi del Nord. I padani della prima ora, rintanati in chat a criticare il corso centralista, snobbano la Padania. Non la usano, mentre la controparte la legge e la segue. Sono tornati alla preistoria, a quando l’uomo non aveva ancora ideato i graffiti. Il preneolitico dei padani è servito. Risultati elettorali compresi.

