di Sergio Bianchini – Nei vari dibattiti pubblici in cui è messo alla gogna, il generale Vannacci appare sempre in difficoltà teorica anche se l’isteria dei suoi detrattori è insopportabile.
Ma certamente coloro che hanno capito il vero senso del discorso di Vannacci continuano ad appoggiarlo.
Il generale non è un astuto intellettuale ed appare sulla difensiva, e si destreggia alla fine inchinandosi ai dogmi urlati del sistema e cioè in fin dei conti l’accettazione della grande dignità di tutte le minoranze anzi della loro suprema dignità e nella sminuizione del concetto di normalità.
La debolezza maggiore dell’impianto concettuale di Vannacci è proprio nella definizione di normalità. Nei suoi dibattiti Vannacci arriva a definire la normalità come un semplice concetto statistico privo in sé di valenze sia positive che negative.
In molti casi la prevalenza del valore statistico nel concetto di normalità è evidente, ad esempio il colore dei capelli. Bisognerebbe magari definire la percentuale quantitativa di una qualità prevalente, ad esempio l’80% potrebbe bastare.
Ma nel comune sentire la normalità ha un carattere non solo istantaneo ma anche, e forse principalmente, storico che però adesso non voglio approfondire e mi baso invece sul semplice valore statistico attualistico usato da Vannacci.
Credo che la totalità o quasi dei sostenitori di Vannacci si senta offesa non tanto dalla legittimazione gloriosa delle minoranze ma da una AZIONE DI GOVERNO che non si basa più ormai da decenni sulla sintonia con le maggioranze.
Eppure la sintonia del governo con le maggioranze dovrebbe essere la base principale delle valutazioni e dei programmi del governo stesso.
Invece ormai in occidente questo non sembra più essere il tema centrale, anzi, sembra quasi che la maggioranza sia un concetto temibile ed il comune sentire prevalente sia un sentimento minaccioso da depistare e demolire con tutti i mezzi della guerra tenue (i media e la cultura).
L’accentuazione esagerata e martellante della difesa delle minoranze fa anzi da copertura al nullismo nella soluzione dei quotidiani problemi posti dalla vita quotidiana delle stragrandi maggioranze, problemi che si riproducono invariati o peggiorati da decenni.
Cito ad esempio la giustizia, la libera circolazione di delinquenti pericolosi e recidivi, l’immigrazione illegale, la sanità dove guardie mediche in calo generano il super affollamento del pronto soccorso e il disastro relativo, la scuola senza il personale ad inizio anno e con il consueto carosello nord sud dei docenti, i conti sempre più in rosso della finanza statale.
La fine del predominio culturale assoluto del sinistrismo apre oggi la possibilità di un vero dibattito sui programmi di governo anche a medio e lungo termine.
Ignoriamo quindi gli isterismi del “al lupo al lupo” e concentriamoci sulle idee, per ora poche e insufficienti, relative all’azione di governo e non alla infinita diatriba destra sinistra. Una diatriba noiosa e deprimente che attanaglia e paralizza tutto l’occidente invano contenuta da sistemi elettorali cervellotici e incapaci di dare una seria stabilità ed una seria rappresentanza reale al potere politico.
di Sergio Bianchini – Nei vari dibattiti pubblici in cui è messo alla gogna, il generale Vannacci appare sempre in difficoltà teorica anche se l’isteria dei suoi detrattori è insopportabile. Ma certamente coloro che hanno capito il vero senso del discorso di Vannacci continuano ad appoggiarlo. Il generale non è un astuto intellettuale ed appare sulla difensiva, e si destreggia alla fine inchinandosi ai dogmi urlati del sistema e cioè in fin dei conti l’accettazione della grande dignità di tutte le minoranze anzi della loro suprema dignità e nella sminuizione del concetto di normalità. La debolezza maggiore dell’impianto concettuale di
di Sergio Bianchini – Nei vari dibattiti pubblici in cui è messo alla gogna, il generale Vannacci appare sempre in difficoltà teorica anche se l’isteria dei suoi detrattori è insopportabile.
Ma certamente coloro che hanno capito il vero senso del discorso di Vannacci continuano ad appoggiarlo.
Il generale non è un astuto intellettuale ed appare sulla difensiva, e si destreggia alla fine inchinandosi ai dogmi urlati del sistema e cioè in fin dei conti l’accettazione della grande dignità di tutte le minoranze anzi della loro suprema dignità e nella sminuizione del concetto di normalità.
La debolezza maggiore dell’impianto concettuale di Vannacci è proprio nella definizione di normalità. Nei suoi dibattiti Vannacci arriva a definire la normalità come un semplice concetto statistico privo in sé di valenze sia positive che negative.
In molti casi la prevalenza del valore statistico nel concetto di normalità è evidente, ad esempio il colore dei capelli. Bisognerebbe magari definire la percentuale quantitativa di una qualità prevalente, ad esempio l’80% potrebbe bastare.
Ma nel comune sentire la normalità ha un carattere non solo istantaneo ma anche, e forse principalmente, storico che però adesso non voglio approfondire e mi baso invece sul semplice valore statistico attualistico usato da Vannacci.
Credo che la totalità o quasi dei sostenitori di Vannacci si senta offesa non tanto dalla legittimazione gloriosa delle minoranze ma da una AZIONE DI GOVERNO che non si basa più ormai da decenni sulla sintonia con le maggioranze.
Eppure la sintonia del governo con le maggioranze dovrebbe essere la base principale delle valutazioni e dei programmi del governo stesso.
Invece ormai in occidente questo non sembra più essere il tema centrale, anzi, sembra quasi che la maggioranza sia un concetto temibile ed il comune sentire prevalente sia un sentimento minaccioso da depistare e demolire con tutti i mezzi della guerra tenue (i media e la cultura).
L’accentuazione esagerata e martellante della difesa delle minoranze fa anzi da copertura al nullismo nella soluzione dei quotidiani problemi posti dalla vita quotidiana delle stragrandi maggioranze, problemi che si riproducono invariati o peggiorati da decenni.
Cito ad esempio la giustizia, la libera circolazione di delinquenti pericolosi e recidivi, l’immigrazione illegale, la sanità dove guardie mediche in calo generano il super affollamento del pronto soccorso e il disastro relativo, la scuola senza il personale ad inizio anno e con il consueto carosello nord sud dei docenti, i conti sempre più in rosso della finanza statale.
La fine del predominio culturale assoluto del sinistrismo apre oggi la possibilità di un vero dibattito sui programmi di governo anche a medio e lungo termine.
Ignoriamo quindi gli isterismi del “al lupo al lupo” e concentriamoci sulle idee, per ora poche e insufficienti, relative all’azione di governo e non alla infinita diatriba destra sinistra. Una diatriba noiosa e deprimente che attanaglia e paralizza tutto l’occidente invano contenuta da sistemi elettorali cervellotici e incapaci di dare una seria stabilità ed una seria rappresentanza reale al potere politico.

