Alla fine il primo “no” pratico se l’è preso da un fedelissimo. Già in crisi da tempo, il rapporto tra Matteo Renzi e Luigi Marattin arriva al capolinea. Il deputato di Italia Viva ha annunciato l’addio al partito insieme a quattro dirigenti locali. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’apertura unilaterale del leader al campo largo con Pd e Movimento Cinque Stelle.
Il parlamentare, che fino al 2019 era con il Pd, ha sottolineato che “il campo largo ha tesi antitetiche al renzismo. È una scelta che posso capire ma non condivido”. Adesso Marattin si iscriverà al Gruppo Misto. “Le uscite sono già iniziate nei giorni scorsi. Per molti di noi questa non è solo la fine di un percorso durato 5 anni, ma di un percorso molto più lungo con Matteo Renzi”, ha detto ancora il deputato.
“Noi non condividiamo la scelta fatta e compiuta di aderire al campo largo. Nel metodo e nel merito. Nel metodo perché una scelta del genere deve essere presa in un congresso”, aggiunge ricordando che l’ultimo congresso aveva sancito la posizione terzopolista di Iv. “Assistiamo poi che nel campo largo c’è chi dice che è meglio che Iv non entri: non è questo l’esito che merita la comunità di Iv, farsi dire no da M5S e Fratoianni”. Nel merito “questa è una scelta che non condividiamo perché noi siamo convinti che le posizioni del campo largo siano antitetiche a quelle che hanno costituito la cifra del renzismo”, conclude Marattin.
Come sempre, le truppe renziane ha commentato il divorzio con freddezza: “È una scelta legittima e rispettabile: poteva essere fatta senza aggrapparsi all’alibi del metodo. Sapevano benissimo come sarebbe finita in assemblea il prossimo 28 settembre e come sarebbe finito il congresso e purtroppo hanno preferito evitare la democrazia interna”, è stata la difesa di Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Iv. “Non è la prima volta che alcuni amici rinunciano a contarsi con i voti, era accaduto – continua – anche nella formazione delle liste per le Europee dove purtroppo qualcuno ha rinunciato a dare una mano alla squadra”.
L’articolo Marattin lascia Italia Viva dopo le aperture di Renzi a Pd-M5s: “No al campo largo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alla fine il primo “no” pratico se l’è preso da un fedelissimo. Già in crisi da tempo, il rapporto tra Matteo Renzi e Luigi Marattin arriva al capolinea. Il deputato di Italia Viva ha annunciato l’addio al partito insieme a quattro dirigenti locali. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’apertura unilaterale
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Alla fine il primo “no” pratico se l’è preso da un fedelissimo. Già in crisi da tempo, il rapporto tra Matteo Renzi e Luigi Marattin arriva al capolinea. Il deputato di Italia Viva ha annunciato l’addio al partito insieme a quattro dirigenti locali. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’apertura unilaterale del leader al campo largo con Pd e Movimento Cinque Stelle.
Il parlamentare, che fino al 2019 era con il Pd, ha sottolineato che “il campo largo ha tesi antitetiche al renzismo. È una scelta che posso capire ma non condivido”. Adesso Marattin si iscriverà al Gruppo Misto. “Le uscite sono già iniziate nei giorni scorsi. Per molti di noi questa non è solo la fine di un percorso durato 5 anni, ma di un percorso molto più lungo con Matteo Renzi”, ha detto ancora il deputato.
“Noi non condividiamo la scelta fatta e compiuta di aderire al campo largo. Nel metodo e nel merito. Nel metodo perché una scelta del genere deve essere presa in un congresso”, aggiunge ricordando che l’ultimo congresso aveva sancito la posizione terzopolista di Iv. “Assistiamo poi che nel campo largo c’è chi dice che è meglio che Iv non entri: non è questo l’esito che merita la comunità di Iv, farsi dire no da M5S e Fratoianni”. Nel merito “questa è una scelta che non condividiamo perché noi siamo convinti che le posizioni del campo largo siano antitetiche a quelle che hanno costituito la cifra del renzismo”, conclude Marattin.
Come sempre, le truppe renziane ha commentato il divorzio con freddezza: “È una scelta legittima e rispettabile: poteva essere fatta senza aggrapparsi all’alibi del metodo. Sapevano benissimo come sarebbe finita in assemblea il prossimo 28 settembre e come sarebbe finito il congresso e purtroppo hanno preferito evitare la democrazia interna”, è stata la difesa di Raffaella Paita, coordinatrice nazionale di Iv. “Non è la prima volta che alcuni amici rinunciano a contarsi con i voti, era accaduto – continua – anche nella formazione delle liste per le Europee dove purtroppo qualcuno ha rinunciato a dare una mano alla squadra”.
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