24 Luglio 2024

Soglia del dolore bassa? Eredità dei Neanderthal

Estintosi intorno a 30mila anni fa per lasciare spazio all’Homo sapiens, l’Homo neanderthalensis, meglio noto come uomo di Neanderthal, ha lasciato la sua impronta genetica su gran parte dell’umanità contemporanea. L’ultimo esempio in tal senso è venuto fuori da uno studio pubblicato sulla rivista Communications Biology, secondo cui le persone in possesso di tre varianti genetiche ereditate dai loro antenati neanderthaliani sarebbero più sensibili ad alcuni tipi di dolore.. Varianti. La ricerca, condotta da un gruppo di scienziati di varie università e guidata dalla University College of London (UCL) ha misurato la soglia del dolore rispetto a una serie di stimoli su un campione di più di 1.600 persone, mettendo in luce come i portatori di tre varianti del gene SCN9A, direttamente riconducibili ai Neanderthal, soffrissero maggiormente per effetto delle punture cutanee dopo che la loro pelle era stata esposta all’olio di senape. Al contrario, la loro reazione a stimoli come calore e pressione rimaneva nella media. L’identificazione delle varianti in questione (denominate M932L, V991L e D1908G) era già avvenuta in precedenti studi, ma questa è la prima volta che un esame scientifico chiarisce la loro influenza specifica a livello sensoriale.. Un gene particolare. Il gene SCN9A è responsabile della creazione di proteine che facilitano il trasporto del sodio all’interno delle cellule ed è coinvolto nel sistema che permette ai nostri nervi di rilevare e trasmettere il dolore. Le sue tre “varianti neanderthaliane” agiscono sui neuroni sensoriali alterando la soglia alla quale viene generato un impulso nervoso doloroso.
Gli esperti hanno esaminato i dati genetici di quasi seimila persone provenienti da Cile, Messico, Brasile, Colombia e Perù, accorgendosi che la presenza di queste varianti era più comune nelle popolazioni con una quantità maggiore di antenati nativi americani (come per esempio i peruviani, in cui la percentuale media di discendenza nativa era del 66%). Stando agli autori dello studio, ciò potrebbe essere spiegato da uno scenario in cui i Neanderthal, portatori di tali geni, si sarebbero riprodotti con i sapiens per poi migrare successivamente verso il continente americano.. Vantaggio evolutivo? Da quando nel 2010 è stato sequenziato il genoma dei Neanderthal, varie ricerche hanno già dimostrato come una piccola parte della nostra conformazione genetica sia frutto dei loro incroci con i sapiens. La forma del nostro naso, per esempio, è in parte dovuta a un gene che abbiamo ereditato dall’homo neanderthalensis e potrebbe essere stata utile per sopportare le temperature più rigide affrontate dai nostri antenati preistorici durante le migrazioni al di fuori dell’Africa.. Non tutti i mali… Anche nel caso di un abbassamento della soglia del dolore è ipotizzabile qualcosa di simile: avvertire sensazioni dolorose, infatti, potrebbe aver spinto i nostri antenati a modificare comportamenti potenzialmente dannosi e a prevenire infortuni. Un’ipotesi plausibile, ma che gli scienziati devono ancora approfondire..

 

I discendenti dei Neanderthal sono più sensibili al dolore, ma questo potrebbe rappresentare anche un vantaggio evolutivo. 

Estintosi intorno a 30mila anni fa per lasciare spazio all’Homo sapiens, l’Homo neanderthalensis, meglio noto come uomo di Neanderthal, ha lasciato la sua impronta genetica su gran parte dell’umanità contemporanea. L’ultimo esempio in tal senso è venuto fuori da uno studio pubblicato sulla rivista Communications Biology, secondo cui le persone in possesso di tre varianti genetiche ereditate dai loro antenati neanderthaliani sarebbero più sensibili ad alcuni tipi di dolore.. Varianti. La ricerca, condotta da un gruppo di scienziati di varie università e guidata dalla University College of London (UCL) ha misurato la soglia del dolore rispetto a una serie di stimoli su un campione di più di 1.600 persone, mettendo in luce come i portatori di tre varianti del gene SCN9A, direttamente riconducibili ai Neanderthal, soffrissero maggiormente per effetto delle punture cutanee dopo che la loro pelle era stata esposta all’olio di senape. Al contrario, la loro reazione a stimoli come calore e pressione rimaneva nella media. L’identificazione delle varianti in questione (denominate M932L, V991L e D1908G) era già avvenuta in precedenti studi, ma questa è la prima volta che un esame scientifico chiarisce la loro influenza specifica a livello sensoriale.. Un gene particolare. Il gene SCN9A è responsabile della creazione di proteine che facilitano il trasporto del sodio all’interno delle cellule ed è coinvolto nel sistema che permette ai nostri nervi di rilevare e trasmettere il dolore. Le sue tre “varianti neanderthaliane” agiscono sui neuroni sensoriali alterando la soglia alla quale viene generato un impulso nervoso doloroso.
Gli esperti hanno esaminato i dati genetici di quasi seimila persone provenienti da Cile, Messico, Brasile, Colombia e Perù, accorgendosi che la presenza di queste varianti era più comune nelle popolazioni con una quantità maggiore di antenati nativi americani (come per esempio i peruviani, in cui la percentuale media di discendenza nativa era del 66%). Stando agli autori dello studio, ciò potrebbe essere spiegato da uno scenario in cui i Neanderthal, portatori di tali geni, si sarebbero riprodotti con i sapiens per poi migrare successivamente verso il continente americano.. Vantaggio evolutivo? Da quando nel 2010 è stato sequenziato il genoma dei Neanderthal, varie ricerche hanno già dimostrato come una piccola parte della nostra conformazione genetica sia frutto dei loro incroci con i sapiens. La forma del nostro naso, per esempio, è in parte dovuta a un gene che abbiamo ereditato dall’homo neanderthalensis e potrebbe essere stata utile per sopportare le temperature più rigide affrontate dai nostri antenati preistorici durante le migrazioni al di fuori dell’Africa.. Non tutti i mali… Anche nel caso di un abbassamento della soglia del dolore è ipotizzabile qualcosa di simile: avvertire sensazioni dolorose, infatti, potrebbe aver spinto i nostri antenati a modificare comportamenti potenzialmente dannosi e a prevenire infortuni. Un’ipotesi plausibile, ma che gli scienziati devono ancora approfondire..