5 Marzo 2024

Sette mesi senza alcol: il cervello si autoripara

In poco più di 7 mesi dall’ultimo bicchiere, il cervello rimedia quasi completamente ai danni strutturali causati dall’uso eccessivo di alcol. Una notizia incoraggiante per chi lotta contro il disturbo da uso di alcol (AUD) arriva da uno studio condotto negli Stati Uniti, che dimostra quanto rapidamente le strutture neurologiche compromesse dal consumo di alcolici ritornino al loro aspetto normale, quando si scardina questa abitudine.. alterazioni cerebrali. Chi soffre di disturbo da uso di alcol (alcohol use disorder, AUD), una patologia considerata un disturbo cerebrale e caratterizzata da una ridotta capacità di interrompere o controllare il consumo di alcol, tende a mostrare un assottigliamento in alcune regioni della corteccia, lo strato rugoso di tessuto neurale che rappresenta la parte più esterna del telencefalo dei vertebrati e che è cruciale per le più importanti funzioni cognitive.
Alcune di queste alterazioni rendono più difficile per le persone con un consumo cronico di alcol smettere di bere, alimentando la dipendenza: per esempio, la corteccia prefrontale, fondamentale per i processi decisionali, potrebbe diventare meno attiva, rendendo complicato prendere decisioni a beneficio della propria salute.. L’alcol uccide 3 milioni di persone all’anno. In Europa due persone al minuto muoiono a causa dell’elevato livello di consumo di alcol. Una percentuale molto elevata di questi decessi (pari a circa 1 su 4) si registra in un’età compresa tra i 20 e i 24 anni. In Italia ogni giorno in media sono 48 le persone che muoiono a causa dell’alcol, oltre 17.000 ogni anno. Secondo L’OMS sono oltre 200 le malattie anche parzialmente attribuibili al consumo di alcol in eccesso e tra di esse ci sono almeno 12 tipi di cancro. Questo fatto raddoppia nei fatti il carico di mortalità causato dall’alcol. [Dati OMS/ISS, 2020-2023]. Progressi monitorati. Nel nuovo studio coordinato da Timothy Durazzo, del Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Scuola di Medicina dell’Università di Stanford (USA), sono stati coinvolti 88 partecipanti con disturbo da uso di alcol, che sono stati sottoposti a diverse scansioni cerebrali dopo una settimana, un mese e 7,3 mesi di astinenza. Alcuni partecipanti si sono uniti allo studio dopo il primo mese e solo 40 su 88 hanno continuato a non consumare alcol per l’intero periodo dello studio. Lo spessore della loro corteccia cerebrale è stato confrontato con quello di altre 45 persone che non avevano mai sofferto di AUD, misurato anche a distanza di 9 mesi (per essere certi che le regioni misurate fossero in effetti rimaste uguali nel tempo).. Il recupero inizia subito (e dura nel tempo). Il team ha misurato lo spessore di 34 regioni della corteccia: tutte e quante hanno mostrato un più rapido cambiamento di spessore dalla prima settimana al primo mese dall’ultimo consumo di alcol, ma un graduale ispessimento è continuato, anche se a velocità inferiore, fino al termine dello studio, dopo 7,3 mesi di astinenza.
Finora la maggior parte degli studi di questo tipo aveva monitorato i cambiamenti strutturali nel cervello dopo al massimo un mese di sobrietà; pertanto, scoprire che il cervello continua ad autoristrutturarsi anche in seguito e per un così lungo periodo di tempo è una notizia molto positiva. Dopo 7,3 mesi di astinenza l’ispessimento della corteccia risultava statisticamente significativo in 25 delle 34 regioni, e 24 di esse sono parse equivalenti in spessore a quelle dei soggetti di controllo.. I risultati si vedono. L’ispessimento della corteccia è avvenuto più lentamente in alcune parti del cervello di persone reduci da AUD che presentavano anche pressione alta o colesterolo in eccesso, oltre che nei fumatori. E anche se il campione studiato è ancora molto ridotto e poco eterogeneo, c’è la speranza che il risultato incoraggi chi con grande fatica sta cercando di liberarsi dalla dipendenza da alcol a perseverare nello sforzo. I ricercatori sottolineano però che lo studio non dice nulla sulla funzionalità delle regioni tornate a ispessirsi: l’effetto pratico di questo recupero sulle funzioni cognitive andrà indagato in ulteriori studi..

 Una buona notizia: quando si cessa di bere, il cervello rimedia ai danni strutturali provocati nella corteccia dall’abuso di alcol in un tempo molto breve. In poco più di 7 mesi dall’ultimo bicchiere, il cervello rimedia quasi completamente ai danni strutturali causati dall’uso eccessivo di alcol. Una notizia incoraggiante per chi lotta contro il disturbo da uso di alcol (AUD) arriva da uno studio condotto negli Stati Uniti, che dimostra quanto rapidamente le strutture neurologiche compromesse dal consumo di alcolici ritornino al loro aspetto normale, quando si scardina questa abitudine.. alterazioni cerebrali. Chi soffre di disturbo da uso di alcol (alcohol use disorder, AUD), una patologia considerata un disturbo cerebrale e caratterizzata da una ridotta capacità di interrompere o controllare il consumo di alcol, tende a mostrare un assottigliamento in alcune regioni della corteccia, lo strato rugoso di tessuto neurale che rappresenta la parte più esterna del telencefalo dei vertebrati e che è cruciale per le più importanti funzioni cognitive.
Alcune di queste alterazioni rendono più difficile per le persone con un consumo cronico di alcol smettere di bere, alimentando la dipendenza: per esempio, la corteccia prefrontale, fondamentale per i processi decisionali, potrebbe diventare meno attiva, rendendo complicato prendere decisioni a beneficio della propria salute.. L’alcol uccide 3 milioni di persone all’anno. In Europa due persone al minuto muoiono a causa dell’elevato livello di consumo di alcol. Una percentuale molto elevata di questi decessi (pari a circa 1 su 4) si registra in un’età compresa tra i 20 e i 24 anni. In Italia ogni giorno in media sono 48 le persone che muoiono a causa dell’alcol, oltre 17.000 ogni anno. Secondo L’OMS sono oltre 200 le malattie anche parzialmente attribuibili al consumo di alcol in eccesso e tra di esse ci sono almeno 12 tipi di cancro. Questo fatto raddoppia nei fatti il carico di mortalità causato dall’alcol. [Dati OMS/ISS, 2020-2023]. Progressi monitorati. Nel nuovo studio coordinato da Timothy Durazzo, del Dipartimento di Psichiatria e Scienze comportamentali della Scuola di Medicina dell’Università di Stanford (USA), sono stati coinvolti 88 partecipanti con disturbo da uso di alcol, che sono stati sottoposti a diverse scansioni cerebrali dopo una settimana, un mese e 7,3 mesi di astinenza. Alcuni partecipanti si sono uniti allo studio dopo il primo mese e solo 40 su 88 hanno continuato a non consumare alcol per l’intero periodo dello studio. Lo spessore della loro corteccia cerebrale è stato confrontato con quello di altre 45 persone che non avevano mai sofferto di AUD, misurato anche a distanza di 9 mesi (per essere certi che le regioni misurate fossero in effetti rimaste uguali nel tempo).. Il recupero inizia subito (e dura nel tempo). Il team ha misurato lo spessore di 34 regioni della corteccia: tutte e quante hanno mostrato un più rapido cambiamento di spessore dalla prima settimana al primo mese dall’ultimo consumo di alcol, ma un graduale ispessimento è continuato, anche se a velocità inferiore, fino al termine dello studio, dopo 7,3 mesi di astinenza.
Finora la maggior parte degli studi di questo tipo aveva monitorato i cambiamenti strutturali nel cervello dopo al massimo un mese di sobrietà; pertanto, scoprire che il cervello continua ad autoristrutturarsi anche in seguito e per un così lungo periodo di tempo è una notizia molto positiva. Dopo 7,3 mesi di astinenza l’ispessimento della corteccia risultava statisticamente significativo in 25 delle 34 regioni, e 24 di esse sono parse equivalenti in spessore a quelle dei soggetti di controllo.. I risultati si vedono. L’ispessimento della corteccia è avvenuto più lentamente in alcune parti del cervello di persone reduci da AUD che presentavano anche pressione alta o colesterolo in eccesso, oltre che nei fumatori. E anche se il campione studiato è ancora molto ridotto e poco eterogeneo, c’è la speranza che il risultato incoraggi chi con grande fatica sta cercando di liberarsi dalla dipendenza da alcol a perseverare nello sforzo. I ricercatori sottolineano però che lo studio non dice nulla sulla funzionalità delle regioni tornate a ispessirsi: l’effetto pratico di questo recupero sulle funzioni cognitive andrà indagato in ulteriori studi..