5 Marzo 2024

Età biologica: se è alta è un problema

Una discrepanza tra l’età biologica e quella indicata sulla carta di identità potrebbe significare un rischio aumentato di sviluppare un ictus o una forma di demenza. Lo suggeriscono i risultati di uno studio del Karolinska Institutet (Svezia) pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry.
Lo scarto tra l’età anagrafica e l’invecchiamento effettivo del corpo sembra costituire da solo, già di per sé e a parità di altri fattori genetici, socioeconomici e di stile di vita, un elemento di peso nel determinare la salute neurologica di una persona.. Quanti anni hai, davvero? Tradizionalmente è sempre stata considerata l’età anagrafica, per determinare il rischio di malattie croniche o acute che aumentano con il passare degli anni, come cancro, problemi cardiovascolari e disturbi neurologici. Ma siccome non tutti invecchiamo alla stessa velocità, questo indicatore non è necessariamente così preciso e affidabile.
I ricercatori svedesi hanno calcolato l’età biologica di circa 325.000 persone i cui dati erano stati registrati in un importante database sulla salute britannico, lo UK Biobank. I soggetti avevano tra i 40 e i 70 anni di età al momento della prima misurazione.. Valori che raccontano. L’età biologica di ciascuno (ossia quel valore che indica quanto bene funziona l’organismo) è stata calcolata tenendo conto di 18 biomarcatori, ossia indicatori biologici come il livello di lipidi o di zuccheri nel sangue, la pressione sanguigna, la funzionalità polmonare, l’indice di massa corporea. Gli scienziati hanno analizzato la relazione tra questi valori e il rischio di sviluppare malattie neurologiche (demenza vascolare, ictus ischemico, malattia di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica o SLA) nei nove anni successivi.. Di che rischio parliamo? Un’età biologica più elevata di quella cronologica è risultata collegata a un rischio (parecchio) aumentato di sviluppare demenza, specialmente la demenza vascolare, dovuta a una riduzione del flusso di sangue al cervello, nonché di incorrere in un ictus ischemico (la morte di parte del tessuto cerebrale dovuta alla mancanza temporanea di sangue e ossigeno al cervello).
Non serve che lo scarto sia abissale: «Se l’età biologica di una persona è di cinque anni più alta della sua età effettiva, quella persona ha un rischio più elevato del 40% di sviluppare demenza vascolare o di incorrere in un ictus» dice Jonathan Mak, coautore dello studio. Un’associazione è presente anche tra età biologica elevata e una diagnosi assai più rara, ossia quella di SLA, ma non tra alta età biologica e Parkinson.. Si può intervenire? Lo studio si limita a rilevare un’associazione tra età biologica e malattie, senza stabilire un’associazione di causa-effetto. Il fatto interessante però è che molti dei bioindicatori che determinano l’età biologica possono essere tenuti sotto controllo attraverso farmaci o stile di vita: sarà importante scoprire se abbassare l’età biologica possa ritardare lo sviluppo dei problemi neurologici elencati..

 Un’età biologica superiore a quella cronologica (e quindi un organismo invecchiato) alza le probabilità di avere un ictus o una forma di demenza. Una discrepanza tra l’età biologica e quella indicata sulla carta di identità potrebbe significare un rischio aumentato di sviluppare un ictus o una forma di demenza. Lo suggeriscono i risultati di uno studio del Karolinska Institutet (Svezia) pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry.
Lo scarto tra l’età anagrafica e l’invecchiamento effettivo del corpo sembra costituire da solo, già di per sé e a parità di altri fattori genetici, socioeconomici e di stile di vita, un elemento di peso nel determinare la salute neurologica di una persona.. Quanti anni hai, davvero? Tradizionalmente è sempre stata considerata l’età anagrafica, per determinare il rischio di malattie croniche o acute che aumentano con il passare degli anni, come cancro, problemi cardiovascolari e disturbi neurologici. Ma siccome non tutti invecchiamo alla stessa velocità, questo indicatore non è necessariamente così preciso e affidabile.
I ricercatori svedesi hanno calcolato l’età biologica di circa 325.000 persone i cui dati erano stati registrati in un importante database sulla salute britannico, lo UK Biobank. I soggetti avevano tra i 40 e i 70 anni di età al momento della prima misurazione.. Valori che raccontano. L’età biologica di ciascuno (ossia quel valore che indica quanto bene funziona l’organismo) è stata calcolata tenendo conto di 18 biomarcatori, ossia indicatori biologici come il livello di lipidi o di zuccheri nel sangue, la pressione sanguigna, la funzionalità polmonare, l’indice di massa corporea. Gli scienziati hanno analizzato la relazione tra questi valori e il rischio di sviluppare malattie neurologiche (demenza vascolare, ictus ischemico, malattia di Parkinson, sclerosi laterale amiotrofica o SLA) nei nove anni successivi.. Di che rischio parliamo? Un’età biologica più elevata di quella cronologica è risultata collegata a un rischio (parecchio) aumentato di sviluppare demenza, specialmente la demenza vascolare, dovuta a una riduzione del flusso di sangue al cervello, nonché di incorrere in un ictus ischemico (la morte di parte del tessuto cerebrale dovuta alla mancanza temporanea di sangue e ossigeno al cervello).
Non serve che lo scarto sia abissale: «Se l’età biologica di una persona è di cinque anni più alta della sua età effettiva, quella persona ha un rischio più elevato del 40% di sviluppare demenza vascolare o di incorrere in un ictus» dice Jonathan Mak, coautore dello studio. Un’associazione è presente anche tra età biologica elevata e una diagnosi assai più rara, ossia quella di SLA, ma non tra alta età biologica e Parkinson.. Si può intervenire? Lo studio si limita a rilevare un’associazione tra età biologica e malattie, senza stabilire un’associazione di causa-effetto. Il fatto interessante però è che molti dei bioindicatori che determinano l’età biologica possono essere tenuti sotto controllo attraverso farmaci o stile di vita: sarà importante scoprire se abbassare l’età biologica possa ritardare lo sviluppo dei problemi neurologici elencati..