5 Marzo 2024

A 14 anni crea un sapone per curare il melanoma

E se combattere il melanoma partisse da un gesto semplice, come lavarsi? Heman Bekele, un 14enne americano di origini etiopi, si è aggiudicato il titolo di “Migliore più giovane scienziato d’America” per un’invenzione rivoluzionaria: ha creato una saponetta a base di farmaci capaci di stimolare le naturali difese della pelle contro il melanoma, un tumore cutaneo.. Un gesto che cura. Bekele è il vincitore della 3M Young Scientist Challenge, una competizione nata per incoraggiare gli studenti ad avere idee di ampio respiro, che possano cambiare il mondo. Negli ultimi mesi, il giovane e gli altri nove finalisti sono stati affiancati da scienziati-mentori che li hanno aiutati a trasformare la loro idea in un prototipo convincente.
Heman ha pensato a una saponetta economica e facile da distribuire che possa avere un impatto positivo sull’esito delle cure dei tumori cutanei. A ispirarlo sono stati i ricordi dei lavoratori continuamente esposti alla radiazione solare conosciuti durante la sua infanzia in Etiopia. «Volevo rendere la mia idea qualcosa che fosse non solo grande in termini scientifici ma anche accessibile al maggior numero di persone possibile» ha spiegato.. Una sveglia alle difese. Ma che cosa c’è nel sapone? «L’ho fatto fondendo un semplice sapone medicinale con acido salicilico, acido glicolico e tretinoina in proporzioni di 50/30/20 – spiega – sono tutti agenti cheratolitici che lentamente riattivano le cellule dentritiche». Gli agenti cheratolitici hanno un effetto esfoliante perché sono capaci di sciogliere lo strato corneo dell’epidermide. Le cellule dendritiche fanno parte del sistema immunitario e hanno il ruolo di “sentinelle”: se avvertono la presenza di un patogeno richiamano i linfociti specifici contro quell’antigene.. Dalla teoria alla pratica. La chiave è riarmare le difese che fanno parte dell’immunità innata, quella che agisce rapidamente e indiscriminatamente contro qualsiasi agente esterno, per spingere la pelle a proteggersi da sola riconoscendo e isolando le cellule malate. Nei prossimi cinque anni Heman, che oltre al titolo ha vinto un premio di 25 mila dollari (23.600 euro) spera di perfezionare la sua invenzione e creare un’associazione no-profit che possa distribuirla nei Paesi dove le cure più costose contro i tumori cutanei non sono per tutti disponibili. Ogni saponetta avrebbe infatti un costo di mezzo dollaro.. Geni precoci. Tra gli altri finalisti si sono distinte Shripriya Kalbhavi, 14enne di San Jose (California), arrivata al secondo posto per aver ideato un cerotto con microaghi che somministra medicinali in modo indolore, senza bisogno di pillole o iniezioni, e Sarah Wang, 12enne di Andover, Massachusetts, che si è aggiudicata il terzo posto per aver pensato a un guanto capace di individuare le avvisaglie di attacchi epilettici semplicemente monitorando i movimenti della mano, e di dare l’allarme a chi è vicino per cercare aiuto..

 

Il 14enne etiope-statunitense Heman Bekele è stato nominato Migliore giovane scienziato d’America per l’invezione di una saponetta contro il melanoma. 

E se combattere il melanoma partisse da un gesto semplice, come lavarsi? Heman Bekele, un 14enne americano di origini etiopi, si è aggiudicato il titolo di “Migliore più giovane scienziato d’America” per un’invenzione rivoluzionaria: ha creato una saponetta a base di farmaci capaci di stimolare le naturali difese della pelle contro il melanoma, un tumore cutaneo.. Un gesto che cura. Bekele è il vincitore della 3M Young Scientist Challenge, una competizione nata per incoraggiare gli studenti ad avere idee di ampio respiro, che possano cambiare il mondo. Negli ultimi mesi, il giovane e gli altri nove finalisti sono stati affiancati da scienziati-mentori che li hanno aiutati a trasformare la loro idea in un prototipo convincente.
Heman ha pensato a una saponetta economica e facile da distribuire che possa avere un impatto positivo sull’esito delle cure dei tumori cutanei. A ispirarlo sono stati i ricordi dei lavoratori continuamente esposti alla radiazione solare conosciuti durante la sua infanzia in Etiopia. «Volevo rendere la mia idea qualcosa che fosse non solo grande in termini scientifici ma anche accessibile al maggior numero di persone possibile» ha spiegato.. Una sveglia alle difese. Ma che cosa c’è nel sapone? «L’ho fatto fondendo un semplice sapone medicinale con acido salicilico, acido glicolico e tretinoina in proporzioni di 50/30/20 – spiega – sono tutti agenti cheratolitici che lentamente riattivano le cellule dentritiche». Gli agenti cheratolitici hanno un effetto esfoliante perché sono capaci di sciogliere lo strato corneo dell’epidermide. Le cellule dendritiche fanno parte del sistema immunitario e hanno il ruolo di “sentinelle”: se avvertono la presenza di un patogeno richiamano i linfociti specifici contro quell’antigene.. Dalla teoria alla pratica. La chiave è riarmare le difese che fanno parte dell’immunità innata, quella che agisce rapidamente e indiscriminatamente contro qualsiasi agente esterno, per spingere la pelle a proteggersi da sola riconoscendo e isolando le cellule malate. Nei prossimi cinque anni Heman, che oltre al titolo ha vinto un premio di 25 mila dollari (23.600 euro) spera di perfezionare la sua invenzione e creare un’associazione no-profit che possa distribuirla nei Paesi dove le cure più costose contro i tumori cutanei non sono per tutti disponibili. Ogni saponetta avrebbe infatti un costo di mezzo dollaro.. Geni precoci. Tra gli altri finalisti si sono distinte Shripriya Kalbhavi, 14enne di San Jose (California), arrivata al secondo posto per aver ideato un cerotto con microaghi che somministra medicinali in modo indolore, senza bisogno di pillole o iniezioni, e Sarah Wang, 12enne di Andover, Massachusetts, che si è aggiudicata il terzo posto per aver pensato a un guanto capace di individuare le avvisaglie di attacchi epilettici semplicemente monitorando i movimenti della mano, e di dare l’allarme a chi è vicino per cercare aiuto..