14 Giugno 2024

Quali serpenti mordevano gli antichi egizi?

Tra le molte competenze dei medici dell’Antico Egitto ce n’era una oggi meno diffusa alle nostre latitudini: saper riconoscere e curare i morsi dei serpenti velenosi che un tempo infestavano la terra dei faraoni. Un papiro del sesto secolo a.C. conservato al Museo di Brooklyn – considerato uno dei più antichi testi medici – elenca e raffigura 34 specie di serpenti ritenuti pericolosi, descrivendo il loro aspetto, le divinità ad essi associate, gli effetti dei loro morsi e le cure necessarie. Finora però identificare esattamente a quali rettili si riferisse di preciso non era stato possibile. . Attenti a quei 10. Ora uno studio dell’Università di Bangor (Regno Unito) pubblicato su Environmental Archaeology ha unito quell’antico sapere alle possibilità offerte dai metodi statistici per riconoscere alcuni dei rettili elencati nel Papiro di Brooklyn. Usando una tecnica chiamata modellazione della nicchia ecologica, Elysha McBride ha identificato dieci specie di serpenti, nessuno dei quali presente nell’Egitto di oggi (perché le condizioni climatiche, la vegetazione e le attività umane sul territorio sono nel frattempo mutate).. Macchina del tempo. Questa tecnica statistica di norma impiegata da chi si occupa di conservazione di specie a rischio, consiste nel considerare le condizioni ambientali in cui vive una specie e quindi incorporare nel modello i dati climatici di altre regioni di mondo per capire quali altre aree offrono le stesse caratteristiche (e sono quindi altri potenziali habitat).
McBride ha usato lo stesso metodo per andare “indietro nel tempo”: fornendo al modello dati sulle antiche condizioni climatiche, è riuscita a prevedere dove certe specie di serpenti vivevano nel passato. Il clima dell’Antico Egitto, più umido di quello oggi presente nello stesso territorio, permetteva la sopravvivenza di rettili che oggi non si trovano in quelle zone.. Ricercati speciali. L’autrice si è concentrata su 10 specie considerate particolarmente aggressive e velenose tra quelle descritte nel papiro, distribuite nelle regioni tropicali dell’Africa, in Nord Africa nel Maghreb e in Medio Oriente. È risalita all’habitat moderno di ciascuna di esse e ha analizzato 19 variabili climatiche per dare al suo modello statistico un’idea precisa delle condizioni più gradite ai diversi serpenti. Quindi ha aggiunto antichi dati climatici per capire quali specie abitassero la savana e la boscaglia dell’antico Egitto.. Serpi note. Tra questi c’erano il velocissimo mamba nero (Dendroaspis polylepis: uno dei serpenti più velenosi al mondo), la vipera soffiante (Bitis arietans), chiamata così per il sibilo che emette se disturbata, il boomslang (Dispholidus typus) nome afrikaans che significa “serpe degli alberi”. Una delle 10 specie, il Causus rhombeatus, doveva vivere appena fuori dai confini dell’Antico Egitto, ma essere comunque noto ai sarcerdoti di Serket, la dea egizia degli scorpioni e delle creature velenose, che si pensa avessero redatto il papiro.. Altre applicazioni. La stessa tecnica che ha permesso di arrivare a queste conclusioni potrebbe essere usata per ricostruire le interazioni tra i popoli antichi e altre specie animali o vegetali, o anche per studiare la progressiva espansione di ominini scomparsi come i Neanderthal..

 

L’incrocio tra le descrizioni in un papiro egizio e moderni metodi statistici ha permesso di individuare i serpenti più temuti all’epoca dei faraoni. 

Tra le molte competenze dei medici dell’Antico Egitto ce n’era una oggi meno diffusa alle nostre latitudini: saper riconoscere e curare i morsi dei serpenti velenosi che un tempo infestavano la terra dei faraoni. Un papiro del sesto secolo a.C. conservato al Museo di Brooklyn – considerato uno dei più antichi testi medici – elenca e raffigura 34 specie di serpenti ritenuti pericolosi, descrivendo il loro aspetto, le divinità ad essi associate, gli effetti dei loro morsi e le cure necessarie. Finora però identificare esattamente a quali rettili si riferisse di preciso non era stato possibile. . Attenti a quei 10. Ora uno studio dell’Università di Bangor (Regno Unito) pubblicato su Environmental Archaeology ha unito quell’antico sapere alle possibilità offerte dai metodi statistici per riconoscere alcuni dei rettili elencati nel Papiro di Brooklyn. Usando una tecnica chiamata modellazione della nicchia ecologica, Elysha McBride ha identificato dieci specie di serpenti, nessuno dei quali presente nell’Egitto di oggi (perché le condizioni climatiche, la vegetazione e le attività umane sul territorio sono nel frattempo mutate).. Macchina del tempo. Questa tecnica statistica di norma impiegata da chi si occupa di conservazione di specie a rischio, consiste nel considerare le condizioni ambientali in cui vive una specie e quindi incorporare nel modello i dati climatici di altre regioni di mondo per capire quali altre aree offrono le stesse caratteristiche (e sono quindi altri potenziali habitat).
McBride ha usato lo stesso metodo per andare “indietro nel tempo”: fornendo al modello dati sulle antiche condizioni climatiche, è riuscita a prevedere dove certe specie di serpenti vivevano nel passato. Il clima dell’Antico Egitto, più umido di quello oggi presente nello stesso territorio, permetteva la sopravvivenza di rettili che oggi non si trovano in quelle zone.. Ricercati speciali. L’autrice si è concentrata su 10 specie considerate particolarmente aggressive e velenose tra quelle descritte nel papiro, distribuite nelle regioni tropicali dell’Africa, in Nord Africa nel Maghreb e in Medio Oriente. È risalita all’habitat moderno di ciascuna di esse e ha analizzato 19 variabili climatiche per dare al suo modello statistico un’idea precisa delle condizioni più gradite ai diversi serpenti. Quindi ha aggiunto antichi dati climatici per capire quali specie abitassero la savana e la boscaglia dell’antico Egitto.. Serpi note. Tra questi c’erano il velocissimo mamba nero (Dendroaspis polylepis: uno dei serpenti più velenosi al mondo), la vipera soffiante (Bitis arietans), chiamata così per il sibilo che emette se disturbata, il boomslang (Dispholidus typus) nome afrikaans che significa “serpe degli alberi”. Una delle 10 specie, il Causus rhombeatus, doveva vivere appena fuori dai confini dell’Antico Egitto, ma essere comunque noto ai sarcerdoti di Serket, la dea egizia degli scorpioni e delle creature velenose, che si pensa avessero redatto il papiro.. Altre applicazioni. La stessa tecnica che ha permesso di arrivare a queste conclusioni potrebbe essere usata per ricostruire le interazioni tra i popoli antichi e altre specie animali o vegetali, o anche per studiare la progressiva espansione di ominini scomparsi come i Neanderthal..