È stata trasferita a Pechino per essere aperta la capsula cinese della missione Chang’e 6 rientrata sulla Terra nelle praterie della Mongolia interna. Potrà così essere aperta per accedere al suo prezioso carico. L’evento ha concluso con successo la missione Chang’e 6, durata 53 giorni, consegnando alla Terra i primi campioni del lato nascosto della Luna.
La capsula è stata trasportata presso la China Academy of Space Technology (CAST), che ha progettato il veicolo spaziale della missione. Una volta lì, si è tenuta una cerimonia che ha visto i ricercatori aprire la capsula di rientro ed esaminare i principali indicatori tecnici.
Un contenitore di campioni, contenente fino a 2 chilogrammi di materiale lunare, è stato poi messo in sicurezza per la fase successiva degli studi. I campioni saranno trasferiti in strutture appositamente sviluppate per essere conservati, analizzati e distribuiti per la ricerca.
Dopo due anni, i materiali saranno probabilmente resi disponibili alle richieste di gruppi e ricercatori internazionali. I ricercatori della NASA hanno ricevuto un’autorizzazione speciale alla fine dello scorso anno per richiedere l’accesso ai campioni lunari.
I nuovi campioni del lato estremo di Chang’e 6 potrebbero fornire informazioni senza precedenti sul motivo per cui i lati vicini e lontani della Luna sono così diversi.
La faccia nascosta della Luna è difficile da esplorare, perché dalla Terra non si riesce a comunicare con la sonda con un segnale diretto. La Cina ha risolto il problema facendo un “ponte” con il satellite Queqiao-2, lanciato nel marzo scorso per garantire una comunicazione stabile tra la Terra e un veicolo sulla Luna.
In merito al rientro della missione cinese Chang’e 6, il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Teodoro Valente, ha rilasciato un’importante dichiarazione:
«Il rientro della sonda Chang’e 6 è un successo per tutti. Aver riportato a terra oltre due chilogrammi di rocce e suolo lunare proveniente dal lato a noi nascosto della Luna avrà un importante impatto sugli studi lunari e ci permetterà di fare dei passi avanti per la comprensione della evoluzione del nostro satellite naturale. Il materiale giunto a Terra è prezioso e di notevole importanza per gli studi anche sui prossimi passi legati al ritorno umano sulla Luna. In particolare, lo studio della raccolta di regolite sarà fondamentale per confermare la composizione ed il possibile impiego di questo tanto diffuso materiale sulla superficie lunare. L’Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con il Politecnico di Milano sta sviluppando il progetto Oracle (Oxygen Retrieval Asset by Carbothermal-reduction in Lunar Environment) destinato proprio allo studio dell’utilizzazione della regolite. L’obiettivo primario è quello di dimostrare la possibilità di estrarre ossigeno da questo materiale.
In collaborazione con l’Università degli Studi di Padova, invece, è il progetto Glams (Geopolimeri per Additive Manufacturing e Monitoraggio Lunare), le cui finalità riguardano la possibile realizzazione di elementi strutturali per la costruzione di basi lunari, con procesi di stampa tridimensionali che sfruttano leganti cementizi formulati a partire dalla regolite.
Questi studi rappresentano uno dei tanti risvolti applicativi delle attività l’ASI legate al coinvolgimento dell’Italia nel ritorno sulla Luna. L’uso di materie “prime” in situ rappresenta, infatti, una capacità chiave delle future missioni di esplorazione spaziale».
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L’articolo La Cina ha raccolto campioni di suolo del lato nascosto della Luna sembra essere il primo su La Rivista della Natura.
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L’articolo La Cina ha raccolto campioni di suolo del lato nascosto della Luna sembra essere il primo su La Rivista della Natura.”}]]

