29 Maggio 2024

Chi tortura i prodotti per capire se sono sicuri?

Al Focus Live l’innovazione tecnologica passa anche attraverso la fase, cruciale, dalle certificazione dei prodotti. Parliamo di qualsiasi prodotto, dalle sedie agli zaini, dagli asciugacapelli ai satelliti, dai dispositivi medici alle stoviglie.
Macchine di tortura. Occorre ricordare che ogni prodotto, prima di vedere approvata la sua immissione sul mercato, deve essere testato e certificato da un ente terzo. Che per mettere in pratica i necessari stress test sfrutta “strumenti di tortura” tra i più disparati: c’è per esempio il “sedere d’acciaio”, che testa la resistenza delle sedie per 49mila volte prima di ottenere l’ok, ma esistono anche la macchina che simula il “morso” di un bambino (per verificare se i giocattoli restano integri nel caso in cui vengano addentati dai più piccoli=) e il bunker radiografico per controllare l’integrità di oggetti industriali e scovare eventuali fratture, profonde o superficiali.. Ma davvero tutti gli oggetti in vendita devono passare ispezioni e severi test di laboratorio? «Noi testiamo e certifichiamo i prodotti più svariati – chiarisce Gennaro Oliva, amministratore delegato Bytest e direttore divisione product service TÜV Italia – Gruppo TÜV SÜD – non certifichiamo invece quelli che possono generare danni irreparabili all’ambiente e, seguendo in modo molto rigoroso il nostro codice etico, non testiamo le armi».
C’è da sorridere. Dal palco del Focus Live viene fuori dunque la storia di un’azienda straordinaria nata nel 1866 dopo l’esplosione di un apparecchio in pressione in un birrificio a Monaco di Baviera, e che nello svolgimento delle sue attività ha avuto modo di sperimentare anche aneddoti divertenti e curiosi. Come accadde quella volta che una casa automobilistica chiese di verificare l’airbag di ben 10 mila macchine in appena 10 giorni. Oggi l’azienda ha mille uffici sparsi in 60 paesi del mondo e innova le sue procedure di certificazione costantemente. «Il nostro lavoro è molto vicino a quello della ricerca – conclude Oliva – l’età media dei nostri dipendenti è di 35 anni. Facciamo molta formazione vista la vastità delle competenze richieste: ingegneri dei materiali e meccanici, elettronici e chimici usano strumenti sofisticati e studiano costantemente nuove soluzioni per essere sempre più competitivi sul mercato».
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 Sederi d’acciaio, macchine che mordono come i bambini e altre diavolerie: a Focus Live scopriamo quali sono i sistemi che testano i prodotti prima che entrino in commercio. Al Focus Live l’innovazione tecnologica passa anche attraverso la fase, cruciale, dalle certificazione dei prodotti. Parliamo di qualsiasi prodotto, dalle sedie agli zaini, dagli asciugacapelli ai satelliti, dai dispositivi medici alle stoviglie.
Macchine di tortura. Occorre ricordare che ogni prodotto, prima di vedere approvata la sua immissione sul mercato, deve essere testato e certificato da un ente terzo. Che per mettere in pratica i necessari stress test sfrutta “strumenti di tortura” tra i più disparati: c’è per esempio il “sedere d’acciaio”, che testa la resistenza delle sedie per 49mila volte prima di ottenere l’ok, ma esistono anche la macchina che simula il “morso” di un bambino (per verificare se i giocattoli restano integri nel caso in cui vengano addentati dai più piccoli=) e il bunker radiografico per controllare l’integrità di oggetti industriali e scovare eventuali fratture, profonde o superficiali.. Ma davvero tutti gli oggetti in vendita devono passare ispezioni e severi test di laboratorio? «Noi testiamo e certifichiamo i prodotti più svariati – chiarisce Gennaro Oliva, amministratore delegato Bytest e direttore divisione product service TÜV Italia – Gruppo TÜV SÜD – non certifichiamo invece quelli che possono generare danni irreparabili all’ambiente e, seguendo in modo molto rigoroso il nostro codice etico, non testiamo le armi».
C’è da sorridere. Dal palco del Focus Live viene fuori dunque la storia di un’azienda straordinaria nata nel 1866 dopo l’esplosione di un apparecchio in pressione in un birrificio a Monaco di Baviera, e che nello svolgimento delle sue attività ha avuto modo di sperimentare anche aneddoti divertenti e curiosi. Come accadde quella volta che una casa automobilistica chiese di verificare l’airbag di ben 10 mila macchine in appena 10 giorni. Oggi l’azienda ha mille uffici sparsi in 60 paesi del mondo e innova le sue procedure di certificazione costantemente. «Il nostro lavoro è molto vicino a quello della ricerca – conclude Oliva – l’età media dei nostri dipendenti è di 35 anni. Facciamo molta formazione vista la vastità delle competenze richieste: ingegneri dei materiali e meccanici, elettronici e chimici usano strumenti sofisticati e studiano costantemente nuove soluzioni per essere sempre più competitivi sul mercato».