La NASA ha comunicato i primi risultati delle analisi del campione di roccia dell’asteroide Bennu, prelevato e riportato a terra lo scorso autunno dalla missione OSIRIS-REx (Origins, Spectral Interpretation, Resource Identification, and Security-Regolith Explorer) della NASA. I composti organici trovati nella roccia di Bennu rivelano la presenza di molta acqua nella storia dell’asteroide, agli albori del Sistema solare.
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca internazionale che comprende ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).
I grani analizzati, sia dal punto di vista morfologico, sia chimico, contengono i costituenti primordiali da cui si è formato il nostro Sistema solare. La polvere dell’asteroide risulta ricca di carbonio e azoto, oltre che di composti organici, tutti componenti essenziali per la vita come la conosciamo. Il campione studiato contiene anche fosfato di magnesio-sodio, una sorpresa per il team di ricerca, poiché questo composto non era stato individuato dagli strumenti di telerilevamento raccolti dalla sonda in prossimità di Bennu. La presenza di magnesio-sodio suggerisce che l’asteroide potrebbe essersi formato in un ambiente ricco di acqua.
Una particella scura di Bennu, lunga circa un millimetro, osservata al microscopio. © NASA/Lauretta & Connolly et al. (2024) Meteoritics & Planetary Science
«Grazie all’analisi delle immagini ad alta risoluzione dei campioni abbiamo contato 7154 grani. Il conteggio completo di tutte le particelle è attualmente ancora in corso dato l’enorme numero riportato a terra. In particolare l’ottenimento della distribuzione in taglia di tutti i grani è di fondamentale importanza per comprendere se rifletta quella ottenuta da remoto quando orbitavamo Bennu o vi sono state alterazioni (disintegrazioni) durante il processo di campionamento e/o rientro in atmosfera terrestre» commentano Maurizio Pajola e Filippo Tusberti, ricercatori presso l’INAF di Padova, che hanno partecipato alle analisi.
Una particella scura di Bennu, lunga circa un millimetro, osservata al microscopio. Il pannello in alto a sinistra mostra una particella scura di circa un millimetro appartenente al materiale superficiale di Bennu, che presenta una crosta esterna di fosfato luminoso. Gli altri tre pannelli mostrano viste progressivamente ingrandite di un frammento della particella che si è staccato lungo una frattura luminosa contenente fosfato, ripresa al microscopio elettronico a scansione. © NASA/Lauretta & Connolly et al. (2024) Meteoritics & Planetary Science
Le basi per la vita
Le indagini chimiche del campione di Bennu hanno svelato informazioni interessanti sulla composizione dell’asteroide. Dominato da minerali argillosi, in particolare serpentino, il campione rispecchia il tipo di roccia che si trova sulle dorsali medio-oceaniche della Terra, dove il materiale del mantello, lo strato immediatamente al di sotto della crosta terrestre, incontra l’acqua. Questa interazione non solo provoca la formazione di argilla, ma dà anche origine a una varietà di minerali come carbonati, ossidi di ferro e solfuri di ferro.
La scoperta più inaspettata da queste prime indagini è la presenza di fosfati idrosolubili, che sono i “mattoni” della vita conosciuta oggi sulla Terra.
Il ritrovamento di fosfati di magnesio-sodio nel campione fornisce preziosi indizi sulle condizioni formative di Bennu.
«La presenza e lo stato dei fosfati, insieme ad altri elementi e composti su Bennu, suggeriscono la presenza di acqua nella storia dell’asteroide» ha dichiarato Dante Lauretta dell’Università dell’Arizona a Tucson, primo co-autore dell’articolo e responsabile scientifico della missione OSIRIS-Rex.
Il lavoro “Asteroid (101955) Bennu in the laboratory: Properties of the sample collected by OSIRIS-REx” è stato pubblicato sulla rivista Meteoritics & Planetary Science.
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L’articolo La polvere dell’asteroide contiene composti organici sembra essere il primo su La Rivista della Natura.
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